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Diliberto: l'opposizione non c'è. Serve un nuovo Pci per coprire il vuoto a sinistra

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dilibertoSegretario, la sinistra comunista è fuori da un anno dal parlamento. E’ un’assenza che pesa sulla qualità dell’opposizione?

Verrebbe da rispondere – con un po’ di sarcasmo, ma non andando troppo lontano dal vero – che in realtà l’opposizione proprio non c’è. Sembra che il PdL faccia governo ed anche opposizione a se stesso. Il PD ha trascorso questa prima parte della legislatura discutendo, prima, se dialogare con Berlusconi sulle riforme costituzionali, poi, discutendo sul futuro del partito (ma, in realtà, sul suo prossimo segretario). Tanto più, l’opposizione non dovrebbe essere svolta sulle sole vicende private del premier (che pesano, eccome, sull’immagine dell’Italia e sul suo degrado morale, ma certo non possono essere il terreno privilegiato di lotta per un’opposizione politica che ambisca a governare a sua volta al prossimo turno). Il punto è che però l’opposizione non può neppure essere solo costituita da invettiva o grida. Di Pietro ha occupato, certamente un vuoto: tanto da avere raddoppiato i consensi. Ma l’opposizione è contrasto e proposta insieme, se si vuole rappresentare un’alternativa credibile. Tutto ciò manca.

La sinistra non ha nulla di cui rimproverarsi?

 Autocriticamente, va detto che manca anche da parte di chi, come noi, è fuori dal Parlamento: la nostra debole azione non è attualmente in grado di elaborare una proposta. Siamo solo sulla difensiva (pur importantissima), ma non siamo ancora all’altezza della sfida che abbiamo di fronte.

A che punto siete con la costruzione di una federazione della sinistra?

Siamo all’inizio. Il 18 luglio scorso abbiamo preso l’impegno di dare avvio al percorso entro ottobre e di chiudere tutto nel 2010. I Comunisti italiani ci stanno con convinzione, lavoreremo per unire, perché solo con un diverso rapporto di forza potremo risalire la china. Aggiungo che per noi la federazione della sinistra prelude (essendone una tappa, dunque, e non un punto d’arrivo) ad un unico partito dei comunisti e della sinistra (direi, per semplicità: dei lavoratori), assai più grande e, se possibile, più moderno, di come siamo ora. Modernità non è sinonimo di abiura (come sino ad oggi, ahimè, è largamente stato). Si può essere comunisti e ragionare con lo sguardo rivolto al presente ed al futuro.

In realtà lei ritiene che ci sia lo spazio in Italia per ripartire con un nuovo partito comunista

La circostanza più grave è che nel resto d’Europa (e in molte altre parti del mondo) i partiti comunisti sono andati piuttosto bene alle elezioni. Solo da noi c’è stato questo progressivo restringimento della nostra base sociale. E’ forse il paradosso di aver avuto, rispetto agli altri, il più grande Pc del mondo occidentale (e d’Europa) che, sciogliendosi, ha dato inizio ad un gigantesco big bang di tutta la sinistra: l’effetto ultimo, di questi giorni, è che oggi non vi sono nel Parlamento italiano né comunisti, né socialisti… Lo spazio c’è eccome. Ma ricostruire sarà lungo e tutt’altro che semplice, perché ciò che si è perduto è proprio l’insediamento tra i nostri referenti naturali (oggi non più tali, evidentemente), e cioè i lavoratori. Ma proprio questo vuoto a sinistra postula anche la possibilità della ripresa: tuttavia l’inizio di questa ripresa – secondo me – coincide innanzi tutto con la fine delle frammentazioni.

Veniamo al Pd e al suo congresso imminente. Chi sceglierebbe tra Franceschini e Bersani?

Non voglio essere reticente. Bersani viene dal mio mondo, dalla mia cultura politica, dalla mia storia: quella che è stata propria del peculiarissimo tratto distintivo del PCI. Confido che si possa riprendere un rapporto: perché l’autosufficienza del Pd propugnata da Veltroni ha portato al disastro attuale: per tutti, ma soprattutto per l’Italia.

Siete disponibili alla costruzione di un’alleanza di governo col Pd e Idv?

E’ una domanda un po’ astratta. Io sono stato al governo con D’Alema (1998-2000), poi il mio partito (come anche il PRC) ha fatto parte di altri governi di centro-sinistra. Non abbiamo certo una vocazione minoritaria o di nicchia: ma dipenderà se vi saranno le condizioni programmatiche. Tutto si può fare, infatti, tranne che ripetere l’esperienza dell’ultimo governo Prodi, nel quale si litigava su ogni questione, perché non si rispettavano gli accordi presi prima delle elezioni. Patti chiari…governo lungo!

Berlusconi è all’apice del suo potere ma anche all’inizio del suo declino?

Le due cose non sono in contraddizione: è all’apice del potere che si inizia a declinare (e il declino potrebbe essere anche rapidissimo: ma la recente storia italiana suggerisce di non sottovalutare mai la “tenuta” di Berlusconi). Certo, le crepe si vedono.

Perché l’Italia non reagisce come dovrebbe alla crisi economica, allo svuotamento del parlamento e alla deriva autoritaria? Come è cambiata e cosa manca all’opposizione?

Banalmente, perché la stragrande maggioranza delle italiane e degli italiani non sa nulla di queste cose: lo stato dell’informazione è comatoso e l’opposizione, come già ricordato, non fa il suo mestiere.

Torniamo al nuovo Pci. Come è stato possibile che in vent’anni temi dal suo scioglimento oggi non esista un punto di vista di sinistra sulla cultura, l’economia, la transizione verso una società migliore.

La risposta richiederebbe, se compiuta, qualche centinaio di pagine. In estrema sintesi, io credo che chi ha rifiutato, tra il 1989 e il 1991 lo scioglimento del Pci e la sua trasformazione progressiva (Pds, Ds, Pd), ha compiuto una scelta ideale, secondo me giusta, ma ha poi rifiutato di fare i conti con i profondi e strutturali mutamenti del mondo intero e della società italiana. E’ stato più comodo cullarsi su certezze del passato, che guardare al futuro: ma questo, inevitabilmente, isterilisce nel tempo. Oggi, manca del tutto una prospettiva di trasformazione: mentre chi ha fatto i conti con quelle questioni oggi sta sistematicamente vincendo (e democraticamente, attraverso libere elezioni!) per esempio in America Latina. Insomma, occorre riprendere, innanzi tutto, a studiare.

Segretario, Berlinguer diceva che il partito è un mezzo. Qual è il fine da raggiungere?

Mi basterebbe (e sarebbe enorme!) attuare compiutamente l’art. 3 della Costituzione italiana: l’eguaglianza sostanziale di tutti. E’ una cosa che si avvicina molto al socialismo…

Intervista concessa in esclusiva a www.fuoripagina.net.

 

 

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