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Le esitazioni del Pd sul No B-day e l'ipoteca centrista (ma Veltroni dovrebbe tacere)

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bersani-con-sigaroLe esitazioni del Pd a proposito del No Berlusconi day - la manifestazione del 5 dicembre convocata sulla rete e alla quale hanno aderito Federazione della sinistra, Sinistra e Libertà, Verdi e Italia dei valori oltre a un numero crescente di associazioni, personalità e singoli cittadini - dimostrano che la nuova segreteria non ha ancora scelto con decisione la strada da percorrere.

 

Bersani - che partecipò senza esitazioni alle manifestazioni della sola Cgil (insieme a D’Alema e contro gli equilibrismi di Veltroni a metà strada tra Epifani e la Marcegaglia)  - questa volta ha proposto considerazioni che non convincono: non aderiamo alle manifestazioni altrui, ha detto. In realtà il Pd non condivide la parola d’ordine delle “dimissioni” del governo.

Il partito, pur in crescita nei sondaggi, si trova dunque ad affrontare il primo problema: come fare l’opposizione. La contraddizione sta nel disastro italiano. Tra la denuncia di una situazione economica e di degrado politico e istituzionale con rari precedenti e la soluzione che viene prospettata. Se esiste un’emergenza democratica che cosa bisogna fare? Rifugiarsi solo nelle aule parlamentari limitandosi a voatre contro i provvedimenti dell’esecutivo, oppure accettare la battaglia, chiamando lavoratori e cittadini all’impegno, allo scontro politico? Gran parte degli elettori del pd non vedono contraddizioni su queste opzioni.

Perché allora la rinuncia a manifestare tutti insime? Fa un po’ sorridere che siano Veltroni  i suoi uomini a criticare le “esitazioni” di Bersani quando proprio durante la segreteria dell’ex leader venne isolata la Cgil per non danneggiare il apporto con Cisl e Uil (che invece continuano a sostenere di fatto il governo). Probabilmente una certa ipoteca centrista sta zavorrando il Pd dove probabilmente contano più del previsto le preoccupazioni di un Follini che la spinta dei milioni che hanno votato alle primarie e che chiedono una lotta senza quartiere al governo.

Oppure Bersani ha legittimmente in mente qualcos’altro. Attende, forse, la decomposizione naturale di un governo che sta entrando nella sua fase pre agonica e che sta esponendo pericolosamente il Paese a colpi di coda? Lo scontro Fini-Berlusconi (anche se accordicchi sono sempr dietro l’angolo tra i due) potrebbe avere certamente conseguenze imprevedibili ma nel frattempo l’opposiziome dovrebbe unitariamente, ritrovare la capacità di mobilitare le energie disperse nel Paese. L'eccesso di tatticismo non giova.

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