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D'Alema vuole un Pd di combattimento. Non solo primarie e nuovismi ignoranti

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dalemaD’Alema è tornato. L'ex premier prevede un declino del berlusconismo non privo di pericoli e strappi. Sostiene Bersani alla guida del Pd. Boccia Franceschini e tutti i teorici di un nuovismo senza qualità.

 D’Alema crede nel progetto del Pd ma chiede un partito capace di fare un’opposizione robusta, radicato nella società, con feste, sezioni e tesseramento. Che sappia selezionare sul campo i gruppi dirigenti senza sceglierli su internet o al supermarket delle primarie.

 Insomma un partito di combattimento, come lo ha definito Bersani, con un serio e rigoroso impegno riformista. Che abbia un progetto ideale e culturale e non solo ambizioni di corto respiro.

L’obbiettivo di D’Alema sembra essere quello di contrastare il nuovismo ignorante interno al partito, tanto caro al gruppo dirigente attuale, il contrario della “contaminazione” e che porta alla divisione in correnti, in buoni e cattivi, in vecchi e giovani.

Vuole sgombrare il campo dalle suggestioni di chi vede sempre e dovunque complotti d’apparato. Alla festa dell’Unità di Roma ha ricordato che gli apparati “purtroppo” non ci sono più perché il Pd è un partito “destrutturato”.

 Parole indirizzate alle sciagurate scelte di Walter Veltroni e del suo gruppo dirigente teorizzatori di un partito leggero, quasi etereo, capace di opposizione morbida, vocazione maggioritaria, oscuramento della politica delle alleanze.

D’Alema aggiunge una valutazione che circola molto negli ambienti politici ma da lui affrontata di rado: “Ha ragione Prodi, se il governo è caduto è stato per l’accelerzione bipartitica impressa dal Pd. Eppure questo gruppo dirigente non ha fatto nessuna autocritica”. Ecco perché sorprendono le uscite della giovane Serracchiani con la petulanza tipica di chi si sente investita di una missione tipica delle pulizie etniche.

Bersani rappresenta certamente non il nuovo generico e astratto, ma l’idea concreta di un partito che esiste e lavora. Che discute, diffonde giornali, effettua il tesseramento e chiede soldi per la sottoscrizione. Che è al fianco della Cgil e non la lascia da sola contro un governo punitivo verso i lavoratori.

 Che decide negli organismi dirigenti e non è ossessionato dalle primarie. Che si sente il perno di alleanze più larghe. In pratica di chi crede nel bipolarismo (destra-sinistra) e non in un antistorico, per l’Italia, bipartitismo.

ps: una cosa vorremmo raccomandare a D'Alema, la scelta dei collaboratori: dei Rondolino e dei Velardi, personaggi border line, ne abbiamo le scatole piene. 

 

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