di Mauro Cavallini
Al congresso del Partito Democratico sosterrò la mozione che fa capo al nostro segretario nazionale Dario Franceschini e che ha come coordinatore Piero Fassino. Non fui entusiasta della nomina di Franceschini all'indomani delle dimissioni di Valter Veltroni. La ritenevo una nomina volta a contenere i danni più che ispirata alla prospettiva.
Mi sono sbagliato. Franceschini è stato un segretario vero, si è fatto carico di un partito che pareva finito dopo poco più di un anno dalla sua nascita. È riuscito inoltre ad essere il segretario di tutti noi e l'unico avversario vero della destra.
Parto da qui, dal mio personale apprezzamento verso chi ha svolto un lavoro di tessitura e di rilancio del PD. Non si accantona “il segretario” senza una ragione valida e di ragioni valide proprio non ne vedo. Vorrei che Franceschini continuasse ad essere “il segretario” perché ritengo che questa conferma sia coerente con lo spirito che ha visto nascere il nostro partito.
Non sono un'entusiasta del quadro politico esistente. Giorno dopo giorno, al succedersi di notizie ed informazioni avvilenti – tra queste la più deprimente: Beppe Grillo che dopo aver guidato un'autentica crociata contro il PD, si sarebbe voluto candidare a guidarlo. Perché? Per mortificarlo? Per ridicolizzarlo? Per liquidarlo? Il PD non è un'azienda quotata in borsa verso la quale si tenta una scalata! - alterno perciò momenti di depressione ad altri di cauto ottimismo.
Mi sono chiesto: sono ancora valide le ragioni per le quali abbiamo sciolto DS e Margherita per dar vita al PD? Ritengo di si. Il PD resta una grande intuizione che ha contribuito in modo fondamentale a modificare il quadro politico nazionale e non solo. Il gran numero di cittadini che ha scelto nel ottobre 2007 di andare a votare alle primarie, il grande risultato elettorale del PD alle politiche 2008 ed il forte radicamento territoriale che il nostro partito ha saputo costruire nei suoi pochi mesi di vita, testimoniano la giustezza delle ragioni che ci indussero a fondarlo.
Ho in mente anche le difficoltà, i risultati poco entusiasmanti recentemente ottenuti con particolare riferimento alle europee, ad alcune sconfitte alle amministrative come a Sassuolo e a Prato, alla provincia di Venezia e di Piacenza. che si sono via via succedute.
Trovo però incredibile che parte del nostro gruppo dirigente, cerchi di addossare al nostro attuale segretario colpe sull'accaduto. Il PD è nato fra l'entusiasmo di molti sostenitori di Centrosinistra e prima Valter Veltroni, che con la sua carica, la sua passione e la sua forte determinazione ha contribuito in modo determinante alla nascita del nostro partito, poi Dario Franceschini ha cercato di risollevare un partito affranto, piegato dalle divisioni interne, dalle battaglie intestine iniziate il giorno dopo la fondazione partito.
Nessun tentativo di glissare sugli errori, però questi, come le intuizioni e i risultati positivi, non possono essere addossate esclusivamente a singole personalità bensì ad un intero partito ed al suo gruppo dirigente.
Non ritengo avversari coloro che non la pensano come me dentro il PD. Ognuno si muoverà secondo la propria logica e le proprie convinzioni e la discussione, anche se diverrà accesa, avrà sicuramente effetti positivi. Sarei però un'ipocrita se non sottolineassi approcci profondamente diversi tra molti di noi rispetto a ciò che dovrà essere il PD.
Rilevo intanto luoghi comuni che spesso vengono fatti circolare ad arte che francamente giudico assurdi. Uno fra tutti l'accusa di assenza di laicismo da parte di Franceschini e dei suoi sostenitori. Nulla di più falso, anzi da quando Franceschini è segretario si sono definitivamente concluse le querelle sui cosiddetti casi di coscienza ed il nostro segretario è stato il garante di una linea ferma e decisa.
Questo partito ha avuto la schiena dritta di fronte alle questione che toccavano le coscienza di ognuno di noi. Forse così non hanno fatto alcuni singoli dirigenti che oggi sostengono sia Francechini che Bersani, ma questa è un'altra storia.
Il secondo luogo comune è quello del giovanilismo esasperato. Questo non è il punto ma il fatto che se ne parli significa che è un tema caldo. La politica stenta a rinnovarsi e i giovani in essa non vi si ritrovano. O ci si da regole serie per il rinnovamento “anche” generazionale o non se ne esce. Io penso che Franceschini possa rappresentare una speranza vera su questo tema. Non mi pare di cogliere volontà identiche altrove, anzi sento spesso aria di restaurazione in altri ambienti.
Il terzo luogo comune è l'assenza di identità e la necessità di un recupero di radici e tradizioni progressivamente perdute. Sono stato iscritto alla FGCI, poi dal 1976 al PCI, quindi dal 1991 al PDS e dal 1997 al 2007 ai DS divenendone l'ultimo segretario della federazione ferrarese. Ho ricordi, nostalgie, legami irrinunciabili con il mio passato e con la mia storia. Mi brillano gli occhi pensando ad alcune scelte dolorose, ai riti perduti ecc. ecc. Non rinnego nulla ma le svolte fatte furono il tentativo di reagire ad un declino reale ed inarrestabile.
Il PD è stata l'ultima di queste svolte e ci ha consegnato risultati interessanti che vanno da un minimo del 26% ad un massimo del 33%. Siamo oggi un grande partito ed un grande partito ha bisogno di un segretario che sia garante di tutte le storie, di tutte le tradizioni e di tutte le sensibilità dei progressisti italiani.
Questo è stato Franceschini in questi mesi. Un segretario che è riuscito ad uscire da questo assurdo impasse relativo alla appartenenza ad un gruppo al parlamento europeo ed in grado di offrire una prospettiva nuova e non di retroguardia quale sarebbe stata quella dell'iscrizione al gruppo del PSE tout court.
Un segretario garante di una battaglia di opposizione vera, senza inciuci, senza cedimenti, senza patteggiamenti sotterranei. Un segretario infine garante di quell'etica che la politica pare aver perso.
Oggi io sto con Dario Franceschini segretario del PD e al momento con nessun altro perché il resto lo vedremo poi.
Mauro Cavallini è stato l'ultimo segretario provinciale dei Ds di Ferrara
































