L’editoria, già in difficoltà, risente pesantemente degli effetti della crisi. Il Governo invece che con provvedimenti di sostegno al settore risponde con tagli e togliendo il diritto soggettivo. Si cancella così un importante pluralismo e si provocano ricadute pesantissime sulle testate e sull’occupazione. Questa la realtà dei fatti.
In Parlamento esiste una maggioranza favorevole a risolvere il problema, come testimonia l’emendamento bipartisan presentato ma il governo si oppone, confermando in modo lampante il peso di un conflitto di interessi che mette a rischio il futuro di decine e decine di testate e di oltre 4.000 lavoratori.
Contemporaneamente il decreto sulle Tv è stato approvato in gran fretta, rafforzando la logica della concentrazione come nel caso del numero dei programmi Tv e della pubblicità. Questa è l’idea di parità di condizioni del Governo sull’informazione.
Perché? La risposta non può che essere duplice. Da un lato il futuro del sistema di comunicazione, dall’altro il tema della concentrazione e del monopolio. L’elenco degli ultimi mesi è impressionante: editoria, decreto sulle Tv, Internet, pubblicità, produzione culturale, distribuzione delle testate e sullo sfondo norme sulle intercettazioni, il futuro delle Telecomunicazioni e la fine delle norme asimmetriche fra Tv e carta stampata. Il metodo è cambiato, ma non il progetto. Se la reazione è forte si suddividono gli interventi in più provvedimenti, si ritarda ma non si rinuncia, e l’editoria ne è un esempio evidente.
A questo stato di cose occorre reagire con la necessaria determinazione. La nostra iniziativa non può essere relegata al ruolo di limitazione del danno, ma deve avere l’ambizione di un progetto alternativo. Convochiamo prima possibile, nel modo più ampio e plurale possibile gli stati generali della comunicazione per proporre una piattaforma di contenuti e un concreto programma di iniziativa a suo sostegno.
C’è un tessuto grande di società (rappresentato dalle tante associazioni e cittadini che nel corso di questi anni non si sono arresi alla deriva dell’informazione italiana) disponibile a stare in campo. Chiede però chiarezza nei contenuti e certezza di continuità nell’iniziativa. L’informazione, la conoscenza, il diritto di espressione sono fondamentali diritti di libertà e cittadinanza. Se vengono messi a rischio viene messo a rischio la democrazia e le sue conquiste. Un cittadino consapevole e informato è più autonomo; ma forse proprio per questo in Italia si taglia sulla conoscenza, sulla formazione, sui beni culturali, sulla cultura e sullo spettacolo.
In Italia c’è bisogno di una informazione che racconti la verità dei fatti, attenta ai bisogni delle persone; che non distorca le opinioni e dia voce ai più deboli e indifesi; che rafforzi i valori della non violenza, del rispetto degli altri, della legalità e solidarietà. Nell’immediato dunque l’iniziativa sull’editoria è decisiva, rappresenta una vera e propria priorità.
Il Governo non usi l’alibi degli sprechi per giustificarsi, perché sono state avanzate rigorose proposte di intervento. Ma è evidente che non è il rigore a cui si punta e neppure alla possibilità di una legge di riforma condivisa. Si vuole chiudere o limitare una parte importante dell’informazione. Le tante azioni e proposte di mobilitazione che si stanno predisponendo devono per questo essere sostenute, coordinate e attuate col massimo dell’impegno: appelli alle più alte istituzioni della Repubblica, raccolte di firme fra i parlamentari, pagine coordinate di denuncia fra le testate, verifiche legali, le iniziative di mobilitazione nazionali (a partire da una giornata nazionale di lotta) e locali e se necessario anche di sciopero. Una iniziativa che durerà fino a risultati concreti.
Il problema non può essere di quelle 100 testate e di quelle migliaia di lavoratori, deve essere di tutti coloro che si battono per il pieno rispetto dell’art.21 della Costituzione e per la tutela del lavoro.
E il governo deve sapere che questa iniziativa durerà.
Fulvio Fammoni
Segretario nazionale Cgil
Da www.liberazione.it e www.ilmanifesto.it
































