Un anno di governo Berlusconi ha prodotto una corruzione da record. La corte dei conti la quantifica in 60 miliardi di euro, una cifra spaventosa per un paese civile, una tassa immorale e occulta che prospera mentre l’esecutivo non combatte l’evasione fiscale, schianta la scuola pubblica, blocca le intercettazioni, inventa il lodo Alfano, favorisce i condoni.
Tutti segnali che indicano ai delinquenti che l’impunità è sempre possibile, a portata di mano. Che la moralità e i valori di civiltà sono un affare per pochi fanatici della legalità. L’importante è condizionare le menti con la televisione spazzatura e infondere ottimismo.
Il governo chiude gli occhi di fronte alla corruzione e all’evasione fiscale mentre continua a vessare lavoratori e pensionati con le tasse su salari e stipendi senza intervenire nella difesa del potere d’acquisto.
Un cancro sta consumando l’Italia. Le metastasi di una corruzione così estesa segnalano l’abbassarsi delle difese immunitarie dello stato democratico ma anche la caduta verticale della moralità pubblica dei cittadini. Il pesce che puzza dalla testa è certamente un pessimo esempio, un faro di immoralità e indecenza che autorizza comportamenti indecenti.
La corruzione nella nostra Repubblica sta diventando una rincorsa al peggio, una discesa verso il punto più basso. La maggioranza Pdl-Lega dimostra chiaramente che non vuole combattere la corruzione: nel ddl che sarà discusso al Senato non si potrà, ad esempio, procedere ad intercettazioni per il reato di corruzione per atto d’ufficio.
Dove è il senso di giustizia, l’etica dell’interesse pubblico, la religione dei diritti? L’inchiesta di Bari coinvolge un presidente del consiglio che vive in un clima amorale e immorale, da una festa all’altra, circondato di prostitute. La nostra credibilità internazionale non ha mai raggiunto un livello così basso. Berlusconi confida solo su una cosa: che ancora molti cittadini sognino di diventare come lui. Sarebbe la fine per la Repubblica.
































