E così Cappellacci ha gettato la maschera. Ci ha messo qualche mese, il tempo di far depositare la polvere sulle sue improbabili rassicurazioni a proposito dell’intangibilità delle coste sarde e poi ha cominciato a pagare le cambiali a chi lo aveva eletto.
Confidando nella proverbiale smemoratezza degli italiani che ha coinvolto, ormai, anche fasce consistenti di cittadini sardi, ha riposto nel cassetto delle prese in giro gli impegni alla salvaguardia dell’ambiente e ha mostrato il volto vero, autentico, della giunta che presiede e della sua maggioranza dando il via all’assalto alle coste.
Il partito del cemento e della speculazione, nel passato tenuto a bada brillantemente da Renato Soru, sta tentando di piazzare il colpo del ko alla Sardegna. La giunta regionale cazzuola&compasso&grembiulino ha proposto l’approvazione della madre di tutte le schifezze: il premio di costruzione nella fascia costiera dei trecento metri, finora una sorta di argine invalicabile anche per politici e costruttori con tappeti di pelo sullo stomaco.
Raccontano le cronache che la giunta aveva proposto di autorizzare un aumento delle volumetrie del 10 per cento sia per gli alberghi che per l’edilizia residenziale. La commissione urbanistica, su proposta del sardista Sanna (un transfuga passato armi e bagagli alla corte di Berlusconi tradendo l’anima dei Quattro Mori sotto elezioni), forse in uno slancio legato ad antiche passioni ha approvato invece un emendamento (già di per sé punitivo per le coste) relativo ai soli alberghi.
La giunta del cemento ha invece insistito: mattoni e colate di calcestruzzo nei trecento metri per tutti. Costruttori e speculatori edilizi di varia natura si stanno fregando le mani. La vittoria alle regionali di Cappellacci, lo sconosciuto figlio del commercialista di Berlusconi, silente sulle questioni del lavoro e dell’autonomia, sta cercando di fornire le prime soddisfazioni al premier e al blocco sociale e politico che l’ha eletto.
Molti sardi (anche di sinistra) malpancisti, schizzinosi sugli atteggiamenti del presidente Soru (ammettiamolo: con qualche ragione) avranno ora l’occasione di mangiarsi le mani e di riflettere sui guasti enormi di questo centrodestra che non fa davvero gli interessi dell’isola.
































