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Binetti getta il cilicio. L'illusione integralista di trasformare il Pd

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binetti“Il Pd ha fallito. Bersani è un rappresentante illuminato dei vecchi Ds ma non è mai stato il leader della sintesi con i cattolici”. Così Paola Binetti giustifica l’abbandono del Pd e spiega che per una come lei “restare non ha più senso”. Paola Binetti, esponente dei teodem (che D’Alema invece definisce “troppo integralista” per fare politica) non segue Rutelli nell’avventura dell’Api (Alleanza per l’Italia), ma transita direttamente nell’Udc di Casini e Buttiglione dove, evidentemente, la sua scelta integralmente  religiosa trova maggiore possibilità di espressione.

Bersani si dice dispiaciuto, ma ritiene “che la politica non sia il campo congeniale per lei”. Perché sembra essere proprio questo il problema che assilla una pattuglia di cattolici dentro il Pd: coniugare la fede religiosa con una politica laica e progressista.

Tuttavia il Pd deve interrogarsi su questa difficoltà. Da quando Bersani ha vinto le primarie per la segreteria, è stato uno stillicidio di uscite dal partito da parte di esponenti che erano approdati nel Pd (ne erano i fondatori) nell’era veltroniana. Ha iniziato Rutelli portandosi dietro sedici parlamentari nella sua Api. Altri parlamentari come Dorina Bianchi e Renzo Lusetti e, ora, la Binetti scelgono invece di approdare nell’Udc.

Ma davvero costoro hanno avuto ben chiaro, qualsiasi giudizio si possa dare del partito, cosa vuol dire stare in un partito plurale? La questione è che una politica laica e progressista deve certamente rispettare la fede ma non può restarne influenzata. Una militante dell’Opus Dei sinceramente non ci sta a fare nulla in un partito laico, democratico e plurale.

Troppo diversi gli obiettivi e i comportamenti, i lunguaggi e le tradizioni. Ma dove nasce il disagio di Rutelli e Binetti? Che  cosa vogliono? Probabilmente vagheggiano un soggetto cattolico ultramoderato, molto attento alle sollecitazioni d’oltre Tevere sulle questioni etiche. In pratica l’opposto di una politica laica.

C’è da chiedersi se il periodo veltroniano abbia illuso qualcuno. Che cioè Rutelli e soci pensassero che il Pd potesse trasformarsi in una riedizione della Dc. Condizione impossibile ma, forse, lasciata credere.

Lo stillicidio di “cattolici” rappresenta un colpo all’idea della mescolanza e della contaminazione alla base della nascita del Pd? Qualsiasi sia il giudizio su quel partito, la risposta è: no. Perché i cattolici non sono una categoria univoca che, ad esempio, su aborto e procreazione assistita o sul fine vita la pensano allo stesso modo. La cosiddetta unità politica dei cattolici era in crisi anche con la stessa Dc.

E’ semmai la fine di un’illusione. Quella cioè di creare una corrente teodem, una falange ultramoderata che aveva la pretesa di dettare la linea al partito su varie questioni. Non è un caso che la Binetti abbia nel mirino uno come Franceschini, cattolico democratico, che al progetto Pd ci crede e si è speso apertamente al pari, ad esempio, di Pierluigi Castagnetti.

 

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