«Il centrosinistra vince in sette regioni. Con il dato ottenuto nelle elezioni europee avremmo tenuto soltanto Emilia, Toscana e Umbria». Rosy Bindi, presidente del Pd, è soddisfatta. La sua valutazione complessivamente positiva del risultato del centrosinistra non nasconde comunque i problemi aperti della coalizione che il dato elettorale ha evidenziato, a partire dalla perdita di quattro regioni. «Ma siamo in ripresa sul dato politico generale» afferma convinta citando la tenuta del suo partito e la flessione del Pdl.
Partivate però da un 11 a 2 a vostro vantaggio.
«Ma in mezzo c’erano state le elezioni politiche vinte da Berlusconi e la conquista da parte loro di 5 Regioni. Il centrodestra oggi arresta la sua spinta espansionista, già verificatasi alle Europee, segno che il berlusconismo subisce un colpo: voleva dilagare e invece ora dovrà fare i conti con nuovi problemi».
Si riferisce ai rapporti con gli alleati?
«Al rafforzamento del suo alleato più importante, la Lega, che apre un problema».
Prevede contraccolpi sul governo?
«Non era in discussione la sua stabilità ma Berlusconi dovrà tenere conto di un centrodestra che non sfonda più: il governo impari la lezione, non paga straparlare, deve risolvere problemi».
La Lega alzerà però la posta: ha già chiesto federalismo subito.
«Immagino che il centrodestra sarà da oggi dilaniato ancora di più dal dualismo Berlusconi-Fini e da quello Pdl-Lega. Più che un’alleanza sta diventando una confederazione di correnti con la Lega che aumentando la sua forza accrescerà la sua capacità di condizionare le scelte del governo».
Confrontando il voto alle liste il dato avvicina i due grandi partiti.
«Il Pd ottiene il 26%, il Pdl il 26,9%. E’ la conferma che il berlusconismo non solo non ha sfondato ma ha arrestato la sua spinta».
Per il centrosinistra esistono problemi al Nord ma anche in Emilia-Romagna con i Grillini e la Lega.
«E’ vero e dobbiamo aprire una seria riflessione. Il caso dell’Emilia è diverso, abbiamo governato molto bene e abbiamo vinto largamente. Ma a Bologna, dopo il caso Delbono, ha pesato anche la protesta: a noi giustamente i nostri non perdonano errori».
Vindice Lecis da i giornali locali del Gruppo editoriale Espresso
































