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Visco: manovra alla greca. Tagliano i salari e non combattono l'evasione

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 vincenzo-visco1«Chiamiamolo per nome: è un taglio ai salari. La ricetta alla base della manovra sembra poggiare su un ridimensionamento delle retribuzioni dei lavoratori del pubblico impiego. Il governo vuol fare in Italia ciò che è già stato deciso per la Grecia e la Spagna. Ma qui non c’è alcun motivo di farlo, non esiste quell’emergenza».

 Per Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze nei governi di centro sinistra, i conti pubblici non sono così in ordine come si vuol far credere e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha in animo di avviare «una prova di forza contro lavoratori che prendono 1300 euro al mese. Si faccia prima la lotta all’evasione, si tassino le grandi fortune».

 Il ministro Tremonti dice che i conti in Italia sono in sicurezza.

 «Il ministro è uomo di molteplici reincarnazioni. In quella attuale ha voluto cancellare il Tremonti violento, della finanza creativa, che sfondava il bilancio. Stavolta ha gestito con più prudenza il suo ruolo anche di fronte al fatto che altri Paesi si sono trovati peggio di noi per le crisi bancarie che, invece, in Italia non ci sono state. Ma pesano disoccupazione e il crollo del Pil e della crescita che su base biennale è del 6,3%».
 Bassa crescita, calo dell’occupazione e debito pubblico: che cosa fare?

 «La nostra è un’economia che non cresce e con un debito pubblico altissimo. I disoccupati, quelli reali, sono all’11%. Il governo ha sperperato il surplus dell’avanzo primario che gli avevamo lasciato in eredità. Le previsioni sono molte sinistre anche perché l’Italia ha perso in tanti anni di governi di destra la competitività rispetto agli altri Paesi. Servirebbe un grande sforzo di rilancio e risanamento, ma il governo non è in grado di promuoverlo, anche per motivi etici».
 Si riferisce agli scandali recenti?
 «Come possono chiedere sacrifici a tutto il Paese dopo quello che sta succedendo in un governo lambito dalla corruzione»?
 Lei propone di battere l’evasione fiscale come primo rimedio contro la crisi.
 «Il governo Berlusconi dopo aver demonizzato e abolito le misure antievasione prese da noi le sta recuperando a partire dall’elenco clienti-fornitori per i settori della pubblica amministrazione. Dopo la vicenda Fastweb e Telecom come si poteva far finta di niente? Un recupero del gettito evaso è l’unica possibilità non solo per aiutare gli equilibri di bilancio ma anche per attenuare quegli elementi di pressione e vessazione eccessiva presenti nel nostro sistema fiscale».
 L’evasione è cresciuta: come è possibile bloccarla?
 «Stiamo parlando di 100 miliardi di gettito evaso e la metà, visti anche i risultati che noi ottenemmo in materia, si può recuperare. L’importante è non far finta di non vedere, anche a sinistra, affrontando invece la questione in modo radicale a partire dalla tracciabilità e trasparenza per tutti i redditi, analogamente a quella che esiste per il lavoro dipendente».

Vindice Lecis dai quotidiani locali del Gruppo editoriale L'Espresso

 

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