Hanno venduto l’anima per un piatto di lenticchie. L’amarezza di Luciano Lama era rivolta verso Cisl e Uil per l’ appoggio dato a Bettino Craxi nel tagliare la scala mobile con il decreto di San Valentino. Era il 1984. Sono trascorsi 25 anni ma l’insano rapporto, ancora una volta tra Cisl e Uil da una parte, Confindustria e governo dall’altra, ha prodotto un altro mostro antidemocratico. L’ipotesi di contratto separato dei metalmeccanici firmato da Fim e Uilm con Federmeccanica è un capolavoro di cinismo ed è privo di legittimità e di efficacia.
E’ il frutto però di quel paradosso odioso che sembra essere il frutto avvelenato della deriva autoritaria che sta strangolando l’Italia. Due sindacati minoritari (Uilm e Fim) che insieme non superano il 35% della categoria, si sono arrogati non solo il diritto di cancellare unilateralmente un contratto vigente, ma pretendono di firmarne uno nuovo (triennale) a nome di una categoria che non rappresentano.
L’intesa firmata senza la Fiom viola infatti il protocollo del 1993 e il contratto del 2008 che sono ancora vigenti. Il contratto da punto di arrivo di contrattazioni e di lotte come punto alto di compromesso diventa così un pezzo di carta senza il consenso di tutte le parti.
Fim e Uilm dicono che il contratto premia le buste paga. Ma a guardare le tabelle si tratta invece del contrario. A meno che non considerino un grande successo che un operaio di terzo livello nel 2010 riceverà 15-16 euro netti al mese.
L’accordo “molto responsabile” salutato da Federmeccanica prevede infatti 112 euro di aumento in tre anni e rappresenta il più basso rinnovo contrattuale da molti anni a questa parte. Nonostante questo la Confindustria lo considera un contratto “oneroso”. Cisl e Uil lo considerano “positivo per il clima nel Paese”.
Che Fim-Uilm-Federmeccanica volessero chiudere rapidamente l’accordo sotto l’ombrello del governo e del ministro Sacconi era chiaro. Si trattava di mostrare un nuovo trofeo-simbolo, il risultato più pregiato dell’accordo firmato il 22 gennaio da Confindustria e Cisl-Uil sulla riforma della contrattazione. L’obiettivo era evidente: piegare la Cgil, umiliare la Fiom e impedire un pronunciamento tramite referendum da parte dei lavoratori.
Forse ha ragione quel dirigente della Fiom che spiega come la trattativa sia stata finta e l’accordo firmato da sindacalisti mediocri. La controprova del consenso è la consultazione di massa e il referendum. Che valore può avere l’azione dei dirigenti sindacali se questa non viene giudicata dai lavoratori? La legittimità dei sindacati non discende da astratti automatismi dirigisti ma dalla volontà di iscritti e lavoratori. Può un sindacato non tenere conto delle legittime istanze della base? Si trasformerebbe in qualcosa di diverso, in una sorta di ente parastatale, oppure somigliare sempre più a quei sindacati gialli, collaborazionisti e filo padronali che hanno agitato la ribalta degli Anni Cinquanta.
In tempi di crisi e di regressione i segnali di arretramento che arrivano anche da un pezzo di sindacato creano preoccupazione. Il mestiere delle confederazioni è sempre stato un altro: rappresentare gli interessi dei lavoratori e del paese, garantire le esigenze collettive costruendo vertenze e lotte per conquistare spazi più avanzati di contrattazione, di diritti e democrazia oppure essere capace di difendere quegli spazi.
Invece ora, dopo decenni di impegno e di elaborazione, sta invece andando avanti un modello di sindacato burocratico, non conflittuale, spento. Sostanzialmente inutile, una foglia di fico di decisioni prese da altri. Non si rendono conto i vari Bonanni e Angeletti che i sindacati divisi perdono sempre più di credibilità. Ma che la sconfitta più grave la subiscono i lavoratori?
ps: è terribile il silenzio di Franceschini, Bersani e Marino su questo sfregio alla democrazia. Bonanni e Angeletti valgono di più?
Per saperne di più www.fiom.it
































