E’ durata solo due giorni l’illusoria promessa di rivedere le aliquote dell’Irpef e di “tagliare le tasse”. Ma purtroppo è anche durata un solo giorno la copertura mediatica dell’avvenimento che avrebbe meritato servizi e commenti per una settimana. Invece no. Gran parte dell’informazione, giornali, radio e Tv l’ha subito liquidata per dar spazio all’ennesimo pranzo riparatore tra Silvio e Gian Franco. Minzolini era troppo impegnato a beauficare Craxi.
A onor del vero, Libero e Il Giornale, i quotidiani della Real casa non hanno nascosto la delusione per l’ennesima promessa elettorale dimenticata dando voce a un disagio diffiso nell'elettorato di centro destra. Sì, perché la retromarcia è stata davvero grossa. Berlusconi aveva assicurato di voler intervenire prima delle elezioni regionali per giocare una formidabile carta. Ma stavolta “l’impegno concreto: meno tasse per tutti” si è rivelato una bufala. L’ennesima.
Berlusconi e Tremonti hanno così dovuto ammettere che la crisi c’è ed è profonda. Il ministro dell’Economia ha messo per un istante da parte il suo linguaggio immaginifico e biblico per ricordare che abbiamo il terzo peggior debito pubblico al mondo e un crollo di cinque punti di Pil. Per questo niente taglio delle tasse. Sarebbe stato interessante leggere qualche intervento puntuto della Confindustria ma probabilmente ci è sfugggito.
Il motivo dell’ennesima giravolta da parte di un governo, in piedi solo per costruire protezioni al premier, è legato al drastico calo delle entrate fiscali. L’aumento dell’area dell’evasione e dell’elusione sta squilibrando tutte le previsioni. Lo scudo fiscale, l’ennesimo condono, porterà nelle casse ello stato una cifra irrisoria garantendo invece l’impunità ai grandi evasori.
Niente interventi sulle buste paga, niente taglio dell’Irap, tanto meno interventi sull’aumento delle risorse per gli ammortizzatori sociali. Al mondo del lavoro propongono il libro bianco di Sacconi che è un misto di paternalismo e ripristino delle gabbie salariali.
E’ un governo fuori tempo su tutto. Quando scoppiò la crisi e tutto crollava rispose con straordinari detassati, il rinvio di qualche mese nel pagamento delle rate di mutuo e la pittoresca “misery card”. Di fronte alla cassa integrazione e ai licenziamenti hanno girato la testa dall’altra parte chiedendo ai cittadini di consumare perché la crisi era solo un fatto psicologico.
Oggi invece ammettono che la crisi è profonda, che non è un’invenzione dei giornali disfattisti. Con una disoccupazione che galoppa verso il 10% e una cassa integrazione ai livelli record ci si strenne spettato qualche intervento per lavoratori e pensionati. Invece nulla: l’ossessione di Berlusconi è costruirsi una protezione e uno scudo giudiziario per sfuggire alla giustizia.
































