Giusto occuparsi del fatto che un presidente del consiglio frequenti minorenni e che la moglie chieda per questo il divorzio “da un uomo malato” (di cosa?). Doveroso pretendere che il capo del governo risponda alle domande dei giornali e non si ritenga al di fuori delle leggi e dei doveri di trasparenza sulla propria attività che è sempre sottoposta a verifica.
Tuttavia la vera questione cruciale del nostro paese oggi è la crisi economica che Berlusconi, Tremonti e Sacconi vogliono nascondere con potenti armi di distrazione di massa. Sulla devastante situazione del Paese il governo infatti gira la testa dall’altra parte, è assente, inerte in modo colpevole.
Lo sapevamo da tempo ma ,ora che la conferma arriva dai dati Ocse, ancora una volta l’esecutivo balbetta e scarica le colpe sugli altri: il salario medio di un italiano è tra i più bassi dell’area Ocse. La busta paga media di un lavoratore senza familiari a carico è al 23esimo posto su 30 Paesi. Il dato italiano è inferiore alla media Ocse del 17%, e resta sotto la media europea.
Negare la crisi e dire che il peggio è passato è un’offesa a milioni di italiani. E affermare anche (lo ha fatto Sacconi) che la colpa è del sindacato ideologizzato una bestemmia. Doppia bestemmia quella del solito Brunetta secondo cui le responsabilità sono del contratto collettivo di lavoro che impedisce di premiare i meritevoli.
Invece di porrsi il problema di abbassare le tasse sui redditi da lavoro Sacconi (quello che ha “fiuto per scorire i comunisti” e lingua esperta per lisciare il padronato) propone di legare le retribuzioni agli utili aziendali. Ed è convinto che lo sciagurato accordo separato sulla contrattazione firmato con Cisl, Uil e Confindustria possa far recuperare soldi ai lavoratori.
Si tratta di balle clamorose. Se i salari sono fermi dal 1992 significa che sono già considerati una “variabile dipendente” rispetto ai profitti. Il nuovo modello contrattuale è ugualmente uno strumento al ribasso, difficile da gestire e foriero di sperequazioni territoriali.
La trovata di Sacconi sulla partecipazione dei lavoratori al rischio d’impresa spacciata per originale e moderna, è invece vecchissima. Sottintende un sindacato subalterno e legato a logiche aziendali, neo corporative, paternalistiche. Il contrario della confederalità che pone gli interessi generali al centro della battaglia sindacale.
E’ anche un tentativo di imbrigliare il sindacato in una cogestione fumosa che lo trasformerebbe in un ente burocratico a partecipazione statale. Quando invece un’organizzazione dei lavoratori deve essere capace di lottare per costruire rivendicazioni e firmare accordi.
Il governo fa di tutto per non sostenere stipendi, salari, pensioni e ammortizzatori sociali. Né detassazione, né raddoppio della cassa integrazione, né ritocco dell’assegno di quiescenza. E’ un vero scandalo sociale che meriterebbe attenzione quotidiana sulla più grande ingiustizia italiana.
































