Quando nel 2006 la Fiom, alle elezioni per la Rsu alle Presse di Mirafiori, scivolò al terzo posto i mezzi di informazione si interrogarono sulla sconfitta insistendo sulla “deriva” assunta dal sindacato metalmeccanici contrapposto ad altre “più ragionevoli” sigle sindacali.
Sono trascorsi solo due anni e il risultato è stato ribaltato. Alle elezioni di pochi giorni fa la Fiom è ritornata il primo sindacato tra gli operai alle Presse con 149 voti (ne aveva 106) conquistando il 32,1%. Calano invece la Fim (dal 31,4% al 26,7%), Uilm e Fismic, scompare l’Ugl e crescono i Cobas al 9,5%. Fiom più votata anche tra gli impiegati (pur senza presentare candidati) ottenendo il 27,8% dei voti con un incremento del 7,6%.
Il voto di operai e impiegati delle Presse manda alcuni chiari messaggi. Premia la Fiom come il sindacato più rappresentativo nell’imminenza di scadenze decisive come l’apertura del tavolo di confronto nazionale con governo, Regioni e Fiat sul destino dell’auto. Penalizza pesantemente quelle sigle che avevano firmato l’accordo separato sulla contrattazione.
Questa notizia non ha però suscitato grande attenzione nella grande stampa. Eppure ciò che succede tra i lavoratori Fiat, la storia insegna, riguarda sempre gli orientamenti e le ansie di un gran pezzo del mondo del lavoro in Italia.
Il voto dà più forza a uno dei sindacati confederali che maggiormente s'interroga sul futuro della Fiat, senza lasciarsi fuorviare e abbacinare dala fantasmagorico risiko planetario dell'ad Marchionne.
































