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Parla Epifani: sciopero per un fisco equo, subito in busta 500 euro

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epifani«Vogliamo ridurre le tasse a lavoratori e pensionati, fermare i licenziamenti e impedire la chiusura delle aziende». Guglielmo Epifani scandisce le parole d’ordine dello sciopero generale del 12 marzo proclamato dalla Cgil mentre sulla sua scrivania arrivano i numeri del congresso e quelli della crisi occupazionale.

 Segretario, la Cgil sciopera ancora una volta da sola. Scelta politica oppure sono Cisl e Uil troppo vicine al governo?
 «In Europa si sciopera ovunque unitariamente. Anche da noi si può continuare a farlo e mi impegnerò perché questo accada. Nel frattempo non possiamo stare fermi».
 Perché uno sciopero sulla riforma del fisco?
 «L’ho già detto: siamo arrivati a un punto tale che la corda può spezzarsi. Serve un cambiamento della politica fiscale perché l’attuale è profondamente iniqua. Anche quest’anno ci sarà un aumento di prelievo sul lavoro e l’aumento delle tasse per dipendenti e pensionati. Per questo chiediamo di metter fine alle ingiustizie».
 Con che strumenti?
 «Cominciamo col restituire i primi 500 euro su quanto è stato già pagato da lavoratori e pensionati. Chiediamo inoltre la tassazione della rendita finanziaria, l’abbassamento della prima aliquota al 20% e il rilancio della lotta all’evasione fiscale».
 Il governo da un anno dice che la crisi è alle spalle.
 «Chiediamo politiche per l’occupazione più forti e incisive mentre il governo galleggia, fa il meno possibile. Eppure la crisi è lunga, profonda e insidiosa e non si può reagire gestendo solo gli attuali ammortizzatori sociali. Le cifre erogate ai lavoratori sono poca cosa: 700 euro a quelli in Cig e bassa indennità di disoccupazione».
 Come si può estendere il welfare durante una crisi?
 «Altrove l’hanno fatto, i singoli governi sono intervenuti. Ecco perché tra i temi dello sciopero c’è, non solo la richiesta di fermare i licenziamenti, ma anche la prosecuzione della Cig in deroga, il raddoppio della durata e l’aumento dei massimali della cassa».
 Fiat, Merloni, Alcoa, Vilnys, Phonomedia, Glaxo. L’elenco dei punti di crisi è lunghissimo...
 «Ci sono 146 tavoli aperti. Il governo affronti le vertenze impedendo anzitutto la chiusura delle aziende. Invece non fa nulla. Nemmeno per garantire la ricerca e l’innovazione».
 Anche la Fiat sembra abbandonare l’Italia.
 «Su Termini passa il tempo e non si concretizza nulla. Serve una soluzione industriale e il sito deve produrre auto. La Fiat ormai agisce come una multinazionale che pensa più ad altri mercati che all’Italia con cui si è spezzato un rapporto storico».
 I lavoratori devono salire sui tetti o andare a Sanremo per farsi sentire?
 «Lo fanno con forza, compostezza e senso di responsabilità. La Cgil è con loro».
 Il suo documento congressuale ha largamente vinto il congresso ma la minoranza parla di dati non credibili.
 «E’ una grande consultazione di massa alla quale ha partecipato 1 milione e 800 mila lavoratori. I dati sono credibili e verificabili».
 C’è un’emergenza morale in Italia?
 «Gli episodi di corruzione crescono ormai in molti settori con reati gravissimi. Il clima è davvero avvilente e dobbiamo ricostruire un’etica pubblica, far rispettare le regole da parte di tutti, anche le imprese, e mantenere sotto controllo il meccanismo degli appalti. E’ un grande problema politico per l’Italia».

Vindice Lecis, intervista pubblicata dai giornali locali del Gruppo Espresso

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