«Non è vero che la crisi è alle spalle, come ci ripetono, se poi varano una manovra da 25 miliardi. In Italia, a differenza di altri paesi, hanno pensato a salvare le banche senza stimolare l’economia e affrontare un debito pubblico che è il terzo nel mondo dopo Zimbabwe e Giappone». Loretta Napoleoni, economista e saggista di fama internazionale, spiega come la tempesta sui mercati riguardi anche l’Italia che, proprio nei giorni scorsi, «per collocare l’ennesima emissione ha dovuto maggiorare il tasso d’interesse».
C’è molto di Grecia e Spagna nella manovra del governo italiano?
«Non siamo come in Grecia dove il settore pubblico ha un ruolo fortissimo nella formazione del pil, molto superiore a quello italiano. Da una parte bisogna diminuire la spesa pubblica e avviare una politica di austerità. Ma farla così deprime l’economia perché i licenziamenti e la chiusura d’aziende faranno calare il gettito fiscale e avrenmo un deficit di bilancio superiore».
L’Europa è corsa ai ripari: pagheranno gli europei?
«Mille miliardi appaiono insufficienti a ripristinare la fiducia. Ho già avuto modo di dire che i soldi equivalgono all’8,4% del pil di eurolandia ma coprono solo il 10, 6% del suo debito pubblico. Se il contagio dovesse crescere bisognerà produrre nuove iniezioni di denaro».
E invece che cosa succede?
«L’Europa è costretta ad indebitarsi vendendo obbligazioni per andare a rimpinguare il fondo di emergenza. Non avendo a disposizione la liquidità, deve crearla indebitandosi, vendendo titoli buoni e acquistando quelli tossici».
Anche in Italia la mannaia cala sul lavoro pubblico.
«Mi sembra una manovra che è poca cosa mentre bisognerebbe riformare tutta l’economia. Sul Wall Street Journal è uscito un articolo molto negativo sul debito pubblico italiano definito ingestibile. Di un paese cioè che deve costantemente andare sul mercato a prendere soldi in prestito per colmare il debito. Si pagano gli interessi emettendo buoni del Tesoro. Intanto la produttività industriale è inferiore a quella media europea».
Perché la manovra era stata esclusa sino a poche settimane fa?
«Il governo ci dice quello che vuole e nessuno, nemmeno l’opposizione, li contraddice. Spieghino perché all’improvviso fanno una manovra da 25 miliardi. Una manovra basata in gran parte sui tagli salariali in un Paese dove i perimetri pubblici sono già ristretti, dove c’è stata una privatizzazione selvaggia di servizi. Restavano i salari da regolare e lo stanno facendo ora. Sanità e scuola pubblica l’hanno già tagliata e ridimensionata. Gli stipendi degli insegnanti sono da fame, la sanità è all’osso, e dunque non gli rimaneva che tagliare sul salario pubblico».
Considera primaria la lotta all’evasione?
«L’ evasione in Italia è tra le più alte del mondo occidentale. Ci vantiamo di un Paese con un risparmio elevato perché in realtà non si pagano le tasse».
Vindice Lecis dai quotidiani locali del Gruppo Espresso
































