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Lo sciopero dei metalmeccanici: scontro dal sapore antico, in realtà molto moderno

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rinaldini_fiomE’ la riedizione di uno scontro dal sapore antico, il riaffiorare di un conflitto mai sanato. A quarant’anni dalla conquista del contratto nazionale di lavoro, Federmeccanica riscopre una polverosa vocazione da padrone delle ferriere che sembrava consegnato agli archivi del Novecento. Rifiutarsi di sedersi al tavolo con la Fiom, sindacato maggioritario nella categoria, liquidando la piattaforma come un insieme di “quattro slogan” può apparire atteggiamento incauto e tracontante. Farlo nel momento in cui si appoggia alla duplice sponda di un governo amico e di organizzazioni sindacali (Fim e Uil) compiacenti è invece frutto di un calcolo politico.

 

La Fiom ha proclamato lo sciopero generale della categoria il 9 ottobre non per una semplice propensione al conflitto, ma per legittima difesa. “Fermiamoli” è scritto nel programma e dietro questo slogan  resistenziale c’è la voglia di non farsi schiacciare e omologare.

La scelta di Federmeccanica è considerata un atto di arroganza: non esistono altri termini per descrivere l’atteggiamento dell’organizzazione imprenditoriale che, non solo, impone una contrattazione separata ma si rifiuta di accettare un accordo ponte e di sospendere il blocco dei licenziamenti.

La scelta dell’accordo separato fatta da Fim e Uilm appare francamente difficile da comprendere anche perché fatta senza la consultazione dei lavoratori. Così come non si capisce il rifiuto di andare a referendum sulle due piattaforme presentate. Perché questo timore delle organizzazioni di Bonanni e Angeletti?

Veniamo alla piattaforma della Fiom che il 9 ottobre chiama i lavoratori metalmeccanici a scioperare 8 ore. Gli obiettivi li ricordiamo: impedire la realizzazione di un accordo separato che snatura e indebolisce il contratto nazionale e produce la divisione della categoria; conquistare il blocco dei licenziamenti avviando una riqualificazione del sistema industriale; estendere gli ammortizzatori sociali a tutte le forme di lavoro con un piano nazionale di formazione professionale; ottenere un incremento salariale adeguato; conquistare il diritto democratico per rendere validi gli accordi tramite i referendum.

 Estremismo inconcludente? O semplicemente legittima difesa di una categoria che, come molte altre (vedi la scuola), sta pagando pesantemente i costi della crisi e dell’immobilismo del governo. La Fiom dice: è difficile scioperare in questa situazione, ma piegare la testa è molto, molto peggio.

In gioco c’è il contratto, la dignità, la democrazia nei luoghi di lavoro. Le conquiste non sono concessioni. Riflettano i metalmeccanici della Fim e della Uilm.  

 

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