Il governo e l’Eni abbandonano la Sardegna. La chiusura per due mesi del cracking dello stabilimento petrolchimico di Porto Torres significa dare la morte a ciò che resta della chimica nell’isola che porterà un tragico carico di disoccupazione diretta e indiretta e un arretramento economico e sociale del territorio.
E’ come se chiudesse la Fiat a Torino. L’Eni si giustifica dicendo che la fermata del cracking della Polimeri Europa è legata all’andamento negativo dello stabilimento, alla perdita operativa in crescita, allo scenario petrolifero in rosso
Giustificazioni brutali e propagandistiche che preludono al disimpegno totale dell’Eni dalla Sardegna. I lavoratori e i sindacati hanno proclamato sette giorni di sciopero, ma è prevedibile che la lotta coinvolgerà l’intera Sardegna. Perché non si tratta di difendere migliaia di posti di lavoro tra diretti e indotto, ma di difendere una delle poche realtà industriali della Sardegna.
Ma c’è un convitato di pietra in questa vicenda: è il governo nazionale. Ai sardi risuonano ancora nelle orecchie le promesse di Berlusconi pronunciate pochi giorni prima delle elezioni regionali: il “premier” raccontò la barzelletta di aver trovato un acquirente per lo stabilimento. Ma, dopo aver vinto le elezioni ed essersi dato alla bella vita con le sue escort, ha dimenticato tutte le sue promesse e ha abbandonato la Sardegna nelle mani fidate ma assolutamente poco capaci di Cappellacci.
In Sardegna lo Stato centrale sta dimostrando il suo volto di rapinatore implacabile: via i fondi per le bonifiche dei siti chimici, scippati quelli del Cipe per le infrastrutture, cancellazione delle attività industriali. Con la beffa dello spostamento del G8 all’Aquila per un calcolo cinico di puro tornaconto personale. Rapina e disinteresse grazie ai complici attivi in Sardegna. Con Soru non sarebbe stato così.
E mentre gli operai di Porto Torres lottano per salvare il posto di lavoro e mantenere nel nord Sardegna l’industria, l’isola dell’estate prosegue i suoi riti. Con Briatore che privatizza una spiaggia e il mostro del cemento che, implacabile grazie alla giunta compradora di Cappellacci, avanza sulle coste.
































