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Le due Marcegaglia: una critica il governo, l'altra non riesce ad affondare i colpi

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Emma20Marcegaglia2Due Marcegaglia si aggirano per l’Italia. L’una chiede con urgenza al governo di “cambiare passo” per salvare il sistema produttivo. L’altra, poche settimane fa, era apparsa appagata dai “soldi veri” elargiti dall’esecutivo alle imprese. L’una, parliamo ancora della Marcegaglia di lotta, intima a Berlusconi di agire subito e di fare in cento giorni quello non ha fatto in un anno.

L’altra, la presidente più morbida e governativa, non calca invece la mano, frequenta il premier a pranzo e a cena, si scorda di chiedere (come Montezemolo faceva con Prodi un giorno sì e l’altro pure), di abbassare le odiate tasse.

La Confindustria ha mille occhi per vedere quanto la crisi stia devastando l’economia. La base associativa ha subito il crollo delle commesse, la caduta dell’export, la scarsità dei fondi per la cassa integrazione. E preme perché Confindustria faccia sentire la sua voce.

Ma questo governo è il “loro” governo e le critiche vengono assorbite senza tanti danni. In maggioranza i “padroni” hanno votato a destra (come prima facevano con la Dc) e sono disposti a perdonare l’assoluta modestia delle misure messe in campo dall’esecutivo.

In realtà non dispiace alla pancia confindustriale un premier che viene dalle loro file, che parla un linguaggio comune, che vive come un torto il rispetto delle regole. Un premier diffidente se non ostile a un fisco efficiente, all’istituzione di una tassa patrimoniale e avversario dell’unico sindacato non succube: la Cgil.

Ecco perché i confindustriali si danno di gomito e ridono alle battute di Berlusconi sulle veline, non considerano la corruzione di Mills una questione sufficiente per elaborare un giudizio difforme sul premier. Eppure sono gli stessi uomini e donne, capitani d’industria esperti, a sentire dalla sua bocca le stesse identiche promesse da quindici anni: grandi opere, efficienza della macchina statale, facilità di accesso al credito, ottimismo.

Ma l'organizzazione datoriale non può permettersi di fare opposizione aperta. Si deve accontentare di critiche blande, di sollecitazioni indirette, di punture di spillo. Cosa aspettano per fare sul serio?
 

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