Per il Mezzogiorno non c’è alcun disegno di politica economica e sociale e, in più, le risorse destinate a questa parte del paese sono sempre meno. È ciò che il segretario generale della CGIL, Guglielmo Epifani, imputa al governo, ed è per questo che la confederazione sarà in campo in autunno: per accendere un faro sulle condizioni in cui versa il Mezzogiorno investito dalla crisi economica.
“Il governo Berlusconi - ha affermato il leader di Corso d’Italia ospite alla trasmissione radiofonica ‘Il terzo anello’ - non ha un disegno per il Meridione e in più gli ha sottratto delle risorse: per questo in autunno ci sarà un'iniziativa di mobilitazione specifica sulle condizioni di lavoro e di investimento nel Mezzogiorno”.
Per Epifani, infatti, “il punto più delicato è il Mezzogiorno, perché fino ad oggi il governo da una parte non ha avuto un disegno riformatore e dall'altra ha tolto fondi. Visto che i soldi nel Mezzogiorno non venivano spesi, gli sono stati tolti per il resto”.
Secondo il numero uno della CGIL, il governo “avrebbe dovuto comportarsi diversamente: di fronte ad un Mezzogiorno che non sa spendere avrebbe dovuto trovare un modo per far spendere meglio le risorse non portandogliele via, anche perché – ha sottolineato Epifani - nel Meridione la crisi ha un effetto più devastante rispetto al resto del Paese”. Una crisi che in questa parte del paese “non la vivi con la cassa integrazione, perché il numero di disoccupati è alto, ma con l'aumento del tasso di disoccupazione, soprattutto quella giovanile”.
Motivi per cui, ha concluso, “in autunno occorre mobilitarsi con un'iniziativa specifica sul fronte del lavoro”.
Ma gli effetti sul lavoro della congiuntura economica saranno pesanti sull’intero paese. n autunno molti lavoratori rischiano di essere licenziati o finire in mobilità, perché dopo la pausa estiva tante imprese potrebbero decidere di chiudere. Epifani ha, infatti, spiegato che “la fase che si può aprire in autunno è un po’ diversa dal passato, perché le imprese, di fronte a un prolungarsi della crisi, possono essere portate a chiudere, tanto che la stessa Confindustria ha detto: temiamo che a settembre molte piccole e medie imprese non riaprano proprio”.
“Mentre con la cassa integrazione - ha spiegato il leader della CGIL - il lavoratore ha un disagio, un'incertezza, un reddito molto più basso ma resta attaccato alla sua azienda e ha una prospettiva di tornare a lavorare, quando l'azienda chiude il lavoratore si trova spesso senza niente, e anche la sua condizione sociale diventa più pesante”. Quindi in autunno “potremmo rischiare di avere tanti casi di queste crisi, dove il lavoratore viene licenziato o va in mobilità”. Su questo punto il leader sindacale ha ricordato il recente faccia a faccia avuto con il ministro dell’Economia, Giulio
Tremonti, all’assemblea programmatica. “Quando Tremonti è venuto a Chianciano ha detto che avrebbe riflettuto sulla nostra richiesta di raddoppiare l'indennità di disoccupazione”, ha detto Epifani nel sottolineare che per molti lavoratori il periodo degli 8 mesi coperti dall’assegno di disoccupazione sta per terminare al cospetto di una fase che si prospetta “ancora dura”. L’auspicio del numero uno della CGIL: “Spero che il ministro trovi l’attenzione e le risorse”.
Infine, gli immigrati, i soggetti deboli maggiormente colpiti dalla crisi. “Ci mobiliteremo - ha fatto sapere - per chiedere al governo di regolarizzare, come avvenuto per colf e badanti, tutti quei lavoratori che fanno altri lavori ma erano in condizioni di essere regolarizzati già un anno e mezzo fa". Per Epifani, infatti,“non puoi discriminare sulla base di un lavoro che uno fa, è una questione di civiltà, uguaglianza costituzionale”. E promette che la CGIL intende “combatterla questa battaglia fino in fondo perché poi la vinceremo: è un obbrobrio morale, civile e giuridico dire che una colf può essere regolarizzata e un edile che rischia la vita no”.
Così come è un obbrobrio il divieto imposto ai medici di curare i clandestini. Insomma, ha concluso Epifani, “c’è un grumo di irrazionalità che non va fatto passare sotto silenzio”.
































