Prima l’accordo separato sulla riforma del modello contrattuale. Poi altre intese parziali senza la Cgil. Ora, un accordo al ribasso con la Fiat che la Fiom ha respinto con assemblee e scioperi. Cisl e Uil stanno percorrendo, senza ripensamenti apparenti e senza contrasti all’interno, la strada dell’esclusione del più grande sindacato dal tavolo degli accordi, giocando di fatto un ruolo di fiancheggiamento di governo e Confindustria.
Bonanni e Angeletti premono per cambiare volto e natura del sindacato, portato per i capelli sulla sponda della cogestione con le aziende che prevede fine delle conflittualità e delle lotte. In altri tempi si sarebbe parlato di sindacato giallo e filo-padronale ma non sono più i tempi. La chiamano modernità e irridono alle lotte come retaggio ottocentesco.
La sostanza però resta: Cisl e Uil hanno in testa di isolare la Cgil, stipulando accordi compatibili col governo e la Confindustria, che azzerano la partecipazione dei lavoratori e impediscono di fatto la validazione degli accordi nei luoghi di lavoro.
Bonanni e Angeletti nei loro interventi alla conferenza programmatica della Cgil non hanno inviato segnali di unità. Il segretario della Cisl teorizza che gli accordi separati non devono passare al vaglio del voto dei lavoratori. Una sorta di dittatura delle minoranze che indebolisce la forza del movimento dei lavoratori, lo rinchiude in una posizione difensiva e neocorporativa e consente al governo di rimettere in discussione il diritto di sciopero, colpendo conquiste basilari.
Cisl e Uil, ad esempio, sembrano entusiasti dell’innalzamento dell’età della pensione per le dipendenti pubbliche. Sono abbagliati dal libro bianco sul Welfare di Sacconi e così via.
Prendiamo il caso ultimo della Fiat che ha proposto ai lavoratori il premio di 600 euro a saldo degli anticipi mensili invece dei 1100 corrisposti l’anno precedente. La Fiom ha fatto osservare che nel 2008 ha avuto il miglior risultato di sempre nella gestione industriale e utili superiori a 1,7 miliardi di euro. Fim e Uilm hanno firmato subito e la Fiat ha ringraziato.
La battaglia della Fiat è l’ennesimo punto di scontro tra Cisl-Uil e la Cgil. Se il sindacato fosse stato unito nel contrastare il governo, i lavoratori non sarebbero stati esposti come lo sono stati ai colpi della crisi. Se la Cgil non avesse ostacolato scelte profondamente sbagliate, il governo Tremonti-Sacconi sarebbe passato come un rullo su ciò che resta di welfare e diritti sui luoghi di lavoro.
Invece Cisl e Uil sempre a dire sì, a firmare qualsiasi pezzo di carta il governo gli mettesse sotto gli occhi. Luciano Lama, all’indomani del decreto di San Valentino voluto da Craxi e avvallato da Cisl e Uil nel 1984 commentò: hanno venduto l’anima per un piatto di lenticchie. Parole profetiche che valgono ancora oggi.
































