«L’accordo separato su Pomigliano tra la Fiat e alcuni sindacati può aprire la strada alla demolizione del contratto nazionale e ad un peggioramento delle condizioni di lavoro. In sintonia col progetto del governo di smantellare lo statuto dei lavoratori».
Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, non arretra di un passo: l’accordo confermato ieri tra Marchionne e i vertici di Cisl e Uil «è un atto grave e sbagliato».
Ma conferma un investimento considerevole.
«Stiamo parlando di un investimento che partirà tra due anni e che noi non abbiamo contrastato. Contestiamo alla Fiat la volontà di non ricercare soluzioni condivise».
L’accordo non ha ottenuto un plebiscito ma è stato approvato in fabbrica.
«Noi eravamo disposti alla trattativa nel rispetto del contratto di lavoro. La proposta di Marchionne è stata: prendere o lasciare. E i lavoratori hanno detto che l’uso strumentale e ricattatorio del referendum del 22 giugno era semplicemente finalizzato alla ricerca di un plebiscito che non c’è stato».
Cosa farà la Fiom?
«Resta centrale l’impegno perché l’investimento possa rafforzare l’occupazione, anche nell’indotto, per superare precarietà e incertezza».
Perché la Fiat ha cercato la prova di forza?
«Il tentativo esplicito è di cancellare il contratto nazionale e di svuotare la rappresentanza democratica dei lavoratori nelle aziende. Un errore grave perché le fabbriche si devono gestire col consenso. Dopo il referendum e il mancato plebiscito, qualcosa nell’atteggiamento della Fiat è cambiato».
A cosa si riferisce?
«Su Termini hanno fatto calare il silenzio, nulla si sa della fabbrica che chiuderà il 31 dicembre 2011. In poche ore a Pomigliano, Melfi e Mirafiori sono arrivate lettere di contestazione e sospensione a delegati e iscritti Fiom che rischiano di preludere a licenziamenti. Inoltre sul salario dei lavoratori, già ridotto dal ricorso alla cassa integrazione, occorre evitare che l’azienda non eroghi alcun conguaglio del premio di risultato previsto per luglio dopo che già nel 2009 era stato ridotto da 1200 a 600 euro»
Come giudica Marchionne, un tempo definito il socialdemocratico?
«Marchionne sta facendo prevalere una logica autoritaria e unilaterale che azzera le relazioni industriali chiudendo ogni spazio negoziale. Non è il modo per affrontare i problemi».
Vindice Lecis dai quotidiani locali del Gruppo Espresso






























