Come molte altre cose che accadono in questo Paese, la memorabile sparata di Berlusconi “abbiamo abbassato le tasse” è stata presto derubricata a normale evento, frutto della scoppiettante fantasia propagandistica del presidente del consiglio che parla a prescindere dai fatti.
Divertimento per diventimento, se mettiamo in fila i numeri della politica fiscale del governo di centro destra e li incrociamo con i fatti realmente accaduti il racconto che emerge è molto lontano dalle favole che ci raccontano. Cominciamo dallo smontare la querula affermazione “non abbiamo messo le mani nelle tasche degli italiani”: non scordiamo infatti che l’esecutivo ha autorizzato una serie di aumenti come quello dei premi delle assicurazioni, delle tariffe dell’acqua e del gas, dei pedaggi autostradali, dei biglietti dei treni e degli aerei.
Altro aspetto è la mancata restituzione del cosiddetto fiscal drag ai lavoratori dipendenti oltre che l’introduzione di un’odiosa gabella sulle memorie virtuali di dispositivi elettronici che “pesa” per una media di cento euro l’anno.
Berlusconi ha messo le mani nelle tasche, altroche: ha infatti eliminato la detrazione del 55% per le ristrutturazioni edilizie finalizzate al risparmio energetico, la detrazione del 19% per gli acquisti di abbonamento ai trasporti pubblici e ancora quella del 19% per la spesa di aggiornamento degli insegnanti.
In Italia col governo Berlusconi siamo arrivati al 23 giugno come giorno in cui finiamo di lavorare per il fisco. Un livello mai così alto. Al quale si deve aggiungere la crescita dell’evasione e dell’elusione fiscale, la rottura del patto di lealtà tra cittadini e Stato grazie all’ennesimo condono che ha fatto rientrare capitali esportati illegalmente ma che alle casse dell’erario ha fruttato davvero poco. Con la garanzia fornita dallo scudo, dell’anonimato e della non perseguibilità dei superevasori.
Altro che tasse abbassate. E’ il governo che ha penalizzato i lavoratori dipendenti e le imprese a vantaggio dei soliti noti.
































