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La crisi negata e sottovalutata dal governo ci regala più tasse e più disoccupati

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fiat_news01Si può nascondere la realtà come l’immondizia sotto il tappeto? Si può, si può. Almeno nell’Italia dominata da Berlusconi e dai suoi media si può ancora manifestare ottimismo dopo la pubblicazione della Ruef, la Relazione unificata sull’economia e la finanza. Un documento, si badi bene, redatto dal ministero dell’Economia, cioè da Giulio Tremonti.

Leggendo quei dati c’è da restare sbalorditi. Nonostante le cortine fumogene alzate a bella posta, il Pil (il prodotto interno lordo), la ricchezza del Paese, quest’anno scenderà del 4,2%, una previsione che si distanzia nettamente da quelle precedenti del governo e si rimette in asse con quelle degli organismi internazionali.

Il miracolo dei geni Tremonti-Sacconi riesce meglio di quello di San Gennaro: pur senza interventi di sostegno ai ceti colpiti della crisi l’accoppiata taglia&cuci sono persino riusciti nell’impresa di far lievitare il debito pubblico in maniera abnorme: quest’anno sarà al 114,3% del Pil mentre lo scorso anno era del 105,8%. Il 2010 è già ipotecato al peggio perché crescerà al 117,1%. Vola anche il rapporto deficit-pil al 4,6%.

 La destra aveva impostato le ultime campagne elettorali sul calo delle tasse sollecitando le corde di un certo corpo sociale. Su questo versante il fallimento è ancora più bruciante. Nel 2009 la pressione fiscale salirà al 43,5% un dato che va associato alla flessione dello 0,7% delle entrate tributarie.

Con che faccia si può dire che i conti dello Stato sono in sicurezza, che l’Italia sta meglio degli altri Paesi e che ne usciremo presto dalla crisi? Anche i numeri relativi all’economia in carne ed ossa confermano che l’occupazione calerà, quest’anno, del 2,6% mentre salirà all’8,6% il tasso di disoccupazione. La cassa integrazione sta terminando in molte aree del paese.

E' stato calcolato che il numero dei giovani disoccupati sotto i 35 anni potrebbe aumentare di 630 mila unità mentre quello delle donne disocupate potrebbe subire una crescita di 548 unità. Secondo la Cgil oltre un milioni di posti sono a rischio.

Eppure nonostante la certificazione dell’inazione del governo, i ministri e gli stuoli di interessati avvocati difensori inducono a quella che Pierluigi Bersani chiama “induzione a un pericoloso conformismo nell’analisi della situazione”. Eppure il Paese è fermo e prostrato e non basta dire, come fa Berlusconi, che gli “ordinativi dei mobili” sono in crescita. Se ci accontentiamo di un divano…

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