I metalmeccanici, che fortunati. Beati loro che guadagnano 17 mila euro l’anno e, poco male, se gran parte della categoria è in cassa integrazione o in tanti devono barricarsi sui tetti per opporsi ai licenziamenti. Sono così privilegiati, i metalmeccanici, che altre categorie hanno deciso di imitarli. Per questo, in una gara di emulazione al ribasso, i baristi hanno dichiarato al Fisco 17 mila euro, gli albergatori 21 mila, i parrucchieri 13.400. Questi ultimi, invece, vogliono stare vicino ai pensionati che dichiarano la stessa cifra.
Secondo le ultime tabelle del Fisco riferite al 2007, il reddito medio dei lavoratori autonomi è stato di 26.300 euro, superiore alla media nazionale di 18.300. Il divario tra le diverse categorie è notevole tra gli autonomi: dagli 11 mila euro degli ambulanti ai 49 mila degli avvocati.
Gli studi di settore (lavoratori autonomi e piccole imprese) coinvolgono 3 milioni 700 contribuenti tra persone fisiche e imprese. Osservando i dati che emergono dalle tabelle scopriamo che alberghi, pensioni e campeggi dichiarano mediamente 21.100 euro, bar e ristoranti 17 mila, meccanici 15.400.
A fronte di una media di reddito dei contribuenti (compresi pensionati e dipendenti) di poco più di 18.300 euro, macellai e alimentari si attestano a 22.500, profumieri a 24.900 ma 10.400 di barbieri e parrucchieri.
Analizzando le macro categorie emerge che le più grandi disparità sono quelle territoriali. I lavoratori autonomi del Sud dichiarano 19.200 euro (la Calabria 16.500). I loro colleghi della Lombardia viaggiano su redditi che sfiorano i 34 mila euro, 31.700 quelli del Trentino e 29.800 del Friuli e Veneto.
Sono 25, e tutte al Sud, le province dove le persone fisiche sottoposte agli studi di settore dichiarano meno di 20 mila euro, a partire dalla più “povera” Vivo Valentia (14.700) seguita da Crotone ed Enna. Distanze siderali dalle 21 province con redditi autonomi che superano i 31 mila euro, nove delle quali in Lombardia, con Milano in vetta (36.500 euro).
































