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Gallino: sicurezza sul lavoro e diritti, Tremonti sogna il modello asiatico

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gallinoScoppia la bufera sulla dichiarazione di Tremonti che considera «un lusso che non possiamo permetterci robe come la 626», cioè la legge sulla sicurezza sul lavoro. Sindacati, associazioni e partiti di opposizione mettono sotto accusa duramente il ministro dell’Economia. «In un paese dove tutti gli anni muoiono più di mille lavoratori e un milione s’infortunano, le dichiarazioni di Tremonti sono inaccettabili. Non basta una doverosa smentita, servono le scuse formali» accusa Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil. Durissimi gli esponenti dell’opposizione. Treu (Pd) parla di «lapsus gravissimo, salvare vite non è un lusso, superato ogni limite». Cesare Damiano (Pd) si chiede se il ministro non sia tentato «dal modello cinese» e Orlando (Idv) parla di «schiaffo ai morti sul lavoro». Sottoposto a critiche brucianti, Tremonti fa una parziale retromarcia: «Polemica un po’ eccessiva. la sicurezza sul lavoro è irrinunciabile conquista».

 «In realtà - commenta il sociologo del lavoro Luciano Gallino - di fronte alla vergogna nazionale di un milione di incidenti sul lavoro l’anno con 1200 morti si tratta di un approccio cinico che ci fa tornare indietro».
 Tremonti dice l’Italia e l’Ue devono adeguarsi al mondo.
 «Io penso invece il contrario. E’ fuori dal mondo se si ritiene che il nostro approccio debba essere influenzato da quei paesi dove c’è una cultura giuridica insufficuiente. In Cina ad esempio non c’è diritto del lavoro come in Europa. E’ quello il modello? Bisognerebbe invece rafforzare un approccio contrario, quello europeo e, in parte, quello Usa».
 Meno diritti e minor sicurezza garantiscono più produzione?
 «Un illusione pensare di governare le fabbriche senza sicurezza e diritti. Se procediamo verso modelli estranei alla nostra civiltà giuridica scendiamo le scale. Nel secondo caso, cercando di difendere e sviluppare il nostro, invece aiutiamo i lavoratori degli altri paesi a risalire la scala con noi».
 Con diritti perfetti perdi la fabbrica, dice ancora il ministro Tremonti.
 «L’effettiva mancanza di investitori stranieri in Italia deriva dalla corruzione, dal fatto che un terzo del territorio è controllato dalla crininaità, dalle tangenti e dalle condizioni pietose delle infrastrutture. Altro che diritti come un lusso costoso».
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