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Estremisti sgangherati e teppismo organizzato, così i Cobas aiutano Marchionne

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fiomEstremismo sgangherato o teppismo organizzato. Forse tutte e due le definizioni descrivono alla perfezione l’aggressione, sabato mattina a Torino, subita dal segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini da parte di un gruppo aderente allo Slai-Cobas.

La cronaca è nota, i giornali ne hanno parlato diffusamente e molti ne hanno approfittato per oscurare la manifestazione nazionale dei lavoratori del gruppo Fiat che è stata coronata, invece da un grande successo.

Sono testimone oculare dell’aggressione e la voglio ricostruire per i miei quattro lettori per dimostrare l’assoluta premeditazione di una frangia fanatica e intollerante contro i sindacati e contro la Fiom in particolare.

 Quando il corteo dei lavoratori Fiat si è mosso dalla porta cinque di MIrafiori, al centro si sono collocati gli aderenti allo Slai-Cobas. Più bandiere che persone, forse un centinaio, al seguito di un’auto carica di bambini e dotata di altoparlanti che, per tutta la durata della marcia, hanno vomitato una valanga di slogan e insulti contro i sindacati.

Davanti a loro sfilavano i lavoratori della Fivit Colombotto di Collegno, quelli dell’Iveco di Brescia e della Powertrain che si sono sorbiti pazientemente le lunghe tirate violente dei Cobas che, tra l’altro, non erano nemmeno tra gli organizzatori della manifestazione.

Tra musica a tutto volume e offese pesantissime alle confederazioni il gruppo di Cobas ha saldamente occupato un pezzo, piccolo, del lungo serpentone di operai e impiegati. Tra loro si distinguevano i militanti dell’Alfa e un gruppo di circa 25 napoletani che inalberavano un cartello di protesta contro “il confino a Nola” da Pomigliano che avevano dovuto subire.

Quando la testa del corteo arriva al Lingotto cominciano i comizi. Prima parla il segretario della Fismic Di Maula, seguito da un esponente della Uilm. In quel momento arriva il pezzo del corteo con la presenza dei Cobas. Musica assordante con l’Internazionale e Bandiera Rossa. Ne fa le spese Beppe Farina, segretario della Fim-Cisl.

Gli gridano venduto-venduto e gli strappano i fili del microfono costringendolo a interrompere l’intervento. L’auto dei Cobas non si ferma e avanza tra la folla conquistando quasi il centro della piazza davanti al Lingotto. Tocca a Rinaldini parlare.

Vedo che Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese, chiama vicino al palco alcuni sindacalisti. Ha capito che sta succedendo qualcosa di poco chiaro. Tra musica a palla e slogan farneticanti, Rinaldini comincia a fatica l’intervento.

Nel frattempo la squadraccia dei Cobas va all’assalto. Un gruppo sgomitando e spingendo i lavoratori conquista la posizione privilegiata sotto il Ducato che funge da palchetto mentre altri lo circondano e cercano di salire. Alcuni sono respinti mentre un paio di energumeni (sì, proprio energumeni per non dire peggio) riescono a issarsi.

Qualcuno alle spalle spinge Rinaldini che perde l’equilibrio e cade. Ma sotto di lui ci sono molte mani che lo sorreggono e lo riportano sul Ducato. Scoppia un parapiglia. I  Cobas napoletani (aizzati dai milanesi), incuranti di quanto la piazza sta urlano (unità-unità e basta) cercano di far degenerare la situazione.

Ci sono spintoni, volano schiaffi anche sul palco. Finchè Roinaldini, scosso ma determinato, conclude il suo intervento tra gli applausi. Quando scende circondato da una cinquantina di lavoratori e sindacalisti è silenzioso, incredulo. E’ a pochi passi da me. Poi Giorgio Airaudo e altri lo accompagnano via.

I pochi Cobas rimasti nella piazza  deserta danno libero sfogo a un’oratoria infiammata, rispolverando parole d’ordine fuori dal tempo. Volevano avere la visibilità e l’hanno avuta. Marchionne e Berlusconi ringraziano. Ma sono isolati.

Ps: la prossima volta il sindacato dovrà fare più attenzione. Tra esasperazione e provocazione può stabilirsi un nesso perverso. Un tempo i servizi d’ordine (mitico quella della Fiom) garantivano l’agibilità democratica del sindacato contro gli estremisti e i violenti.

La posta in gioco è troppo alta per consentire che gruppi organizzati di teppisti possano attaccare un sindacato che ha già molti problemi davanti a se. Anche perché siamo in presenza di un governo che a differenza del presidente americano Obama e della cancelliera tedesca Merkel, ha scelto di non interessarsi del dossier Fiat . Un fatto grave che rischia di incancrenire la situazione, mettere gli stabilimenti l'uno contro l'altro.
 

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