«Giovani e donne senza lavoro. Un milione di posti di lavoro distrutti in poco tempo. La crisi in Italia esiste e non bisogna negarla». L’economista Tito Boeri, professore ordinario alla Bocconi e direttore della Fondazione Rodolfo De Benedetti, giudica «sbagliata e pericolosa» la tendenza a minimizzare un dato come quello relativo alla disoccupazione giovanile.
Per il ministro Sacconi i dati Istat sono incoraggianti e non una novità quelli sui giovani.
«I politici fanno sempre i rassicuranti, ma l’evidenza non va negata. Intanto un giovane su tre non ha lavoro. La crisi sta colpendo con una forte accelerazione le nuove generazioni. La disoccupazione giovanile solo tre anni fa era attestata sul 17-18%, ora è quasi raddoppiata».
Come si spiega questo incremento?
«Con diversi fattori. Con le imprese che congelano le assunzioni e con il licenziamento dei lavoratori parasubordinati e con contratti a termine che sono in gran parte giovani».
Con che risultati?
«Che un milione di posti di lavoro è stato cancellato dal secondo trimestre 2008. E i più colpiti, nove volte su dieci, sono giovani che trovano le porte sbarrate da parte delle aziende per il blocco delle assunzioni».
Che tutela ha un giovane senza lavoro?
«Questo è un problema sociale molto serio. I disoccupati tradizionali sono coperti da una qualche forma di assicurazione sociale e di tutela. I giovani che hanno perso un lavoro già precario non ne hanno nessuna».
L’Istat certifica che la disoccupazione è stabile a maggio.
«Il problema, come abbiamo analizzato su lavoce.info, è che chi perde il lavoro in Italia sta peggio degli altri disoccupati europei ed è più a rischio di povertà. E’ quanto emerge da uno stress test sui diversi sistemi di protezione sociale».
Per quale motivo?
«Solo le fasce più garantite usufruiscono di un sistema di sussidi però frammentati e limitati nel tempo».
Il governo però minimizza...
«Non bisogna negare l’evidenza, è un’atteggiamento sbagliato e pericoloso. Il problema è che queste affermazioni vogliono far credere una cosa per un’altra».
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