A parte Gasparri e Bonaiuti che non fanno testo, davvero c'è qualche altro italiano che non si è allarmato e preoccupato per la recente trasferta europea del presidente del consiglio Berlusconi? Non tanto per la collezione di brutte figure personali ma per l'immagine dell'Italia e di noi italiani che, spinti nel frullato impazzito delle generalizzazioni, vediamo confermati (purtroppo) i peggiori stereotipi che ci tiriamo dietro da tempo.
Obamaaaa, mister Obamaaaa! Come le corna di Caceres, questa brillante esibizione, chiassosa come solo i ragazzi felici di trovarsi in gita scolastica possono produrre, resterà negli annali delle gaffes. Essere rimproverati dalla regina e giudicati dalla stampa britannica come "un giullare", capace solo di battute sessiste e a doppio senso non può che farci coprire di vergogna.
Le foto da imbucato, i sorrisi esagerati con i grandi della terra, l'espressione paga di sentirsi con i propri pari, capaci di accettarlo solo per la sua vitalità e (presunta) simpatia sono stati per davvero la caratteristica della trasferta di Berlusconi. Una risata continua, una gag assillante, un vociare indistinto.
Il peggio, oltre ogni immaginazione, si è avuto davanti ad Angela Merkel. In piedi, di spalle alla cancelliera tedesca, mani in tasaca e giacca sbottonata, l'orecchio incollato al telefonino. Parlava con l'amico Erdogan. I cosiddetti Grandi non lo hanno aspettato, hanno oltrepassato il ponte e celebrato i sessant'anni della Nato senza di lui. Di Berlusconi non resterà traccia nemmeno nella foto ufficiale. Si è preso persino dei meriti che non sono suoi.
Hanno scritto di lui: "Imbarazzante gaffe di Berlusconi durante l'incontro" (Bild); "Il premier italiano ha fatto perdere la pazienza alla Merkel" (20 minutos); "Aveva da sbrigare una telefonata urgente" (Frankfurter Allgemeine); "La telefonata di Berlusconi mette in attesa la Nato" (Bbc).
Analisti dei comportamenti e delle pulsioni degli italiani ritengono che con queste brutte figure, con comportamenti surreali e sopra le righe, con le pacche e i cucù, il presidente del consiglio entra in sintonia con gli angoli più nascosti e profondi del suo elettorato, che si immedesima nel dissacratore brianzolo che si è fatto da se (con qualche aiutino) capace di far saltare per aria barbosi consessi e polverose consuetudine come la diplomazia impone.
La ciliegina finale a Praga, durante il comizio di Barack Obama. La folla ha inalberato uno striscione eloquente: Obama sorry 4 Berlusconi, scusaci per Berlusconi. Non sappiamo chi lo abbia esposto, ma gliene siamo grati ugualmente. Prendiamolo come una sorta di risarcimento per questa tremenda trasferta europea. Cosa ha pensato Obama lo immaginiamo: il Cav è l'unico leader occidentale a non aver incontrato ufficialmente l'inquilino della Casa Bianca.
Berlusconi si è offeso con la stampa italiana per come è stato trattato, minacciando ritorsioni e "misure dure". Appena si allontana dai suoi imbarazzanti congressi "bulgari" e dalla frequentazioni con Bondi perde la testa: non accetta il contraddittorio, la libera informazione, il racconto dei fatti. Le sue minacce sono di una gravità inaudita, quanto i suoi siparietti europei.












