No, questa storia dell’ora di religione islamica è una colossale idiozia. Non perché gli islamici siano brutti, sporchi e cattivi. E nemmeno perché noi siamo un paese dalle radici cristiane. Il problema, come è stato già osservato, è che l’Italia in fatto di religione non è un Paese normale.
Con questa proposta avventata si garantisce e perpetua una centralità sproporzionata proprio all’insegnamnto delle religioni mentre la Gelmini taglia insegnanti e personale, accorpa classi, fa arretrare agli anni cinquanta l’offerta formativa e racchiude la scuola in un bozzolo di formalismi e falso perbenismo.
L’idea di Urso (e Fini) benedetta chissà perché da D’Alema è una sciocchezza. E’ una proposta certamente formulata con le migliori intenzioni, per garantire parità di diritti, ma nasconde inconsciamente la volontà di aggirare l’idea stessa di laicità della scuola.
I danni sarebbero evidenti anche se il brodo di coltura del clericalismo e del fanatismo religioso bolle. E’ una proposta che cade nel momento in cui la Gelmini vuole valorizzare al massimo l’ora di religione cattolica spostando dal giudizio al voto anche la facoltà dei professori di quella materia. Che, dunque, da facoltativa diventerebbe obbligatoria.
In questo quadro di tristi macerie, davvero abbiamo bisogno di Corani e teste velate? Di imam e preti insieme a dirci cosa dobbiamo pensare, come dobbiamo comportarci, quante volte dobbiamo pregare?
Si decida invece di istituire un paio d’ore alla settimana di storia delle religioni. Forse allora diventeremo un paese normale non attraversato da clericalismi opposti e convergenti.












