L’applicazione della legge non è uguale per tutti. Il solito Ghedini-Ghedoni non finisce di stupirci: da tempo, infatti, le cose che emergono dal profondo delle sue viscere lui le traduce in linguaggio con la candida protervia dell’impunità.
La legge è uguale per tutti ma non necessariamente la sua applicazione ha detto nel corso della sua arringa di fronte all’Alta Corte. E col suo collega Gaetano Pecorella ha sfornato anche un’altra definizione: il premier non è il primus inter pares come vuole la tradizione liberale ma il primus super pares.
Queste nuove definizioni giuridiche oscillano tra il comico e la gravità inaudita perché svelano il pensiero che sovrintende ogni attività non solo di questi legali ma dell’intero centro destra: teorizzare un diritto diseguale, dimostrare che una persona può essere al di sopra della legge e dunque violarla, consapevole dell’impunità. Si distrugge così l’idea dell’eguaglianza, cardine della costituzione e della democrazia in ogni latitudine.
Ghedini e Pecorella pensano a un sistema fatto su misura per chi paga le loro parcelle. Tutto deve essere dimensionato alle esigense e alle necessità dell’utilizzatore finale. Dopo le leggi ad personam, gli scudi fiscali, i condoni di ogni tipo toccava ascoltare anche queste arringhe che teorizzano un diritto adatto alla Fattoria degli animali.
Questa è la destra italiana. Capace di gridare al golpe e minacciare di ricorrere alla piazza perché il loro padrone deve pagare un maxi risarcimento a una parte avversa. Pronti cioè a mobilitarsi per un uomo che è stato definito dalla giustizia un “corruttore” perché comprava le sentenze. Questa è l’Italia miserabile che vogliono.












