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La grande stampa e lo sciopero delle tute blu. Giornalisti liberi ma di tacere

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bavaglioIl giorno prima e il giorno dopo lo sciopero della Fiom e delle cinque grandi manifestazioni dei metalmeccanici abbiamo toccato con mano quanto sia solido il concetto di “oscuramento” e “conformismo dell’informazione”. Forse avremmo dovuto aggiungere della “censura” e dell’“autocensura” di cui oltre che la solidità si avverte anche l’olezzo.

Il venerdì 9 ottobre, giorno dello sciopero, sarebbe stata impresa ardua trovare sui “grandi” giornali notizie sulle iniziative della Fiom, che pure rappresenta oltre il 60% di una categoria di un milione e mezzo di addetti e che vive una crisi profondissima fatta di licenziamenti, cassa integrazione e chiusura (e delocalizzazione) di fabbriche. Sulla Repubblica nemmeno una riga. Sul Corriere della Sera altrettanto. Sul Messaggero di Roma un riferimento ai disagi del traffico a Roma. Zero titoli e zero righe sul confindustriale Sole 24 Ore.

Veniamo al giorno dopo, cioè ai resoconti della giornata di lotta. Manifesto, Liberazione, Unità la sviluppano in diverse pagine interne e con titoli o grandi foto nella prima pagina. E gli altri? Cominciamo dalla Repubblica: nulla in prima ma un’apertura a pagina 31 nella sezione Economia. Peggio, molto peggio, sul Corsera: tute blu cancellate dalla prima e confinate in una foto-notizia a pagina 39. I telegiornali di venerdì hanno pesantemente minimizzato la protesta.

Qualcuno ha scritto, polemicamente, che la stampa italiana è libera. Ma di tacere. Alla prima occasione dopo la grande manifestazione del 3 ottobre di dimostrare di avere schiena dritta e capacità di raccontare la realtà, è invece prevalso il conformismo sulla crisi camuffata da scelte giornalistico-professionali. Non è forse una notizia raccontare dei 250 mila operai e impiegati nelle piazze? Eppure molti giornali si erano chiesti dove fosse il sindacato nei giorni delle proteste “simboliche”  sui tetti o degli scioperi della fame. Forme di lotta estreme che la Fiom ha invece voluto rappresentare e portare dentro un grande movimento collettivo.

Per qualche giornale la Fiom è però brutta-sporca e cattiva. Perché chiede di far votare gli operai su quelle piattaforme proposte da sindacati ultra minoritari come Uilm e Fim? Perché vuole salari e diritti?  E’ troppo “comunista” questa Fiom, meglio silenziarla, oscurarla. Non è in linea con i tempi d’oggi fatta di sindacati corporativi, gialli e collaborazionisti.

Cari colleghi giornalisti,  (eletta schiera, direbbe Guccini) la Fiom sabato 3 era in piazza del Popolo al fianco della Fnsi e della categoria. Con tutta la Cgil. Certo ora non chiedeva favori, ma almeno un’informazione decente.

D’altra parte cosa possiamo aspettarci da certa grande stampa che si definisce liberale o moderata a ogni piè sospinto? Prendiamo ancora il Corsera che, venerdì, è stato attaccato nientemeno che da Silvio Berlusconi in persona di essere “di sinistra” . Come ha risposto il direttore Ferruccio De Bortoli?  Con un fondino prudente-tremante teso a rassicurare il blocco economico che sostiene Berlusconi che il Corriere “non indossa alcun elmetto” e che si è “ben guardato in questi mesi, dall’assecondare la campagna scatenata contro il premier” e “da tutti quelli che hanno ridotto l’opposizione allo sguardo insistito sulla sua vita privata”.

De Bortoli ci informa preoccupato che gli italiani “soffrono” nel vedere l’immagine internazionale del nostro Paese “messa così ingiustamente alla berlina”. Conclusione dell’autorevole FdB: “sbaglierò, ma non ho mai pensato minimamente che per difendere la mia libertà d’espressione fosse necessario scendere in piazza”. Lo sapevamo. E noi che ci preoccupiamo dei metalmeccanici…

 

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