Un misto di vergogna e di cattiva coscienza. Che cosa succede a Walter Veltroni? C’è da chiederselo dopo aver letto la sua intervista al Corsera e recenti dichiarazioni. Vergogna e cattiva coscienza riferite al passato, anche al suo, che Veltroni vive come un insopportabile fardello.
Preferire Craxi a Berlinguer “lo sconfitto” che si è immolato sull’altare della diversità comunista fa sbalordire anche perché la riabilitazione del leader socialista viene esaltata (in vferità da molti ormai) con categorie che esulano da una lettura storica. Far passare per modernizzatore l’uomo del record del debito pubblico, della rottura dell’unità sindacale, delle tangenti come sistema sembra davvero troppo.
L’enfasi sul Craxi di Sigonella non dovrebbe far dimenticare l’ottuso filoatlantismo in versione missilistica. E anche la visione del Craxi dei “meriti e dei bisogni” che affascinò gli intellettuali di corte passava attraverso una riscrittura della democrazia italiana che doveva liberarsi dal peso e dalla presenza dell’allora Pci con un asse moderato Dc-Psi.
Craxi e Berlinguer non potevano essere così diversi. La maggioranza del Paese pulito in quegli anni lontani si schierò con il secondo. Perché, pur non essendo un dogmatico e, anzi, dimostrandosi sovente un pragmatico (compromesso storico, unità nazionale etc) non escludeva i principi dalla politica.
E’ sorprendente come Veltroni abbia rivalutato il craxismo che è certamente l’antesignano del berlusconismo cioè di quella fase politica nella quale le istituzioni sono piegate ai fini politici e di fazione.
E ha colpito l’affermazione con la quale l’ex segretario del Pd ha liquidato la candidatura di Pierluigi Bersani alla segreteria, come la continuazione del triste e doloroso asse Pci-Pds-Ds. Ossia il vecchio, il passato. Non ci aspettavano un Veltroni revisionista e così dolorosamente in dissenso con una storia che è stata, benché abiurata, anche la sua.
Un po' di rispetto, almeno, quella storia la merita.












