lI gip di Roma ha archiviato l’inchiesta Berlusconi-Saccà. Questa volta i giudici comunisti hanno graziato il presidente del Consiglio. Dunque nessuna corruzione, nulla di penalmente rilevante nelle telefonate tra Berlusconi e l’allora direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà. Per dirla con Paolo Guzzanti, ex senatore Pdl, non c’è stato il reato di mignottocrazia.
Il cavaliere segnalava a Saccà alcune stelline televisive da piazzare in qualche programma Rai e faceva i nomi di Evelina Manna, Elena Russo, Antonella Troise e nientepopodimenoche l’ex tronista Vittoria Ferrante. La procura di Napoli riteneva che nelle telefonate ci fosse il terreno per l’accusa di corruzione, il gip ha deciso diversamente accogliendo le richieste della procura di Roma.
Le telefonate di B. sui giornali e rese disponibili nei siti internet fecero divertire e indignare mezzo mondo. E rappresentano ancora un’ineguagliata rappresentazione del sultanato o della satrapia in cui si sta trasformando l’Italia.
Berlusconi che chiedeva a Saccà di collocare qualche attricetta del suo giro, descrive meglio di qualsiasi trattato una certa concezione del potere fatto di maneggi e sotterfugi. Questa Evelina Manna, ad esempio, sarebbe servita a Berlusconi per ribaltare la maggioranza al Senato, allora di centro sinistra. Questa ragazza diventata cioè una merce di scambio, una pedina. Che classe mister B. che senso dello Stato!
Salutiamo quindi con serenità l’archiviazione dell’inchiesta anche se sulla vicenda e sui loro protagonisti aleggia quell’afrore da fureria, di complicità tra attempati signori prigionieri ansimanti di pruriginosi segreti.












