Il giudice costituzionale Luigi Mazzella è un uomo senza vergogna. Nel senso che proprio non riesce a vergognarsi, lui, uomo della Consulta che tra poco deve pronunciarsi sulla costituzionalità del lodo Alfano salva-premier, della cena organizzata nella sua casa proprio con Berlusconi e il ministro della giustizia.
Beccato dall’Espresso che gli ha dedicato un ampio servizio sull’ultimo numero, Mazzella non fa nemmeno finta di essere imbarazzato per quella cena. Anzi, scrive una lettera a Berlusconi “amico di vecchia data” assicurandogli che quella cena “non sarà certo l’ultima” e straparla di un nuovo occhiuto totalitarismo in agguato.
Mazzella, manco a dirlo di estrazione craxiana, spiega che per quell’innocente incontro conviviale si è scatenata “la barbarie”. A dimostrazione che l’esimio giudice proprio non ha capito l’errore compiuto e quanto con il suo comportamento abbia compromesso l’immagine della Corte costituzionale insieme all’altro giudice Napolitano.
Dovrebbe essere assodato che chi ricopre una carica di questa rilevanza deve garantire indipendenza e autonomia. A causa del suo comportamento in palese violazione alle più elementari regole di correttezza, dovrebbe lasciare immediatamente l’incarico per evitare di essere sfiorato da qualsiasi sospetto. In caso contrario ogni sua decisione o pronunciamento saranno considerati sempre come ispirati e condizionati dall’amico Silvio.
Anche questo è un segnale della sconfitta delle regole della democrazia e del vassallaggio di uomini delle istituzioni nei confronti di quello che si considera il padrone d’Italia.












