Ritorna Veltroni e sposta indietro l’orologio della storia. Riparte dal 2008, anno in cui Berlusconi vinse le elezioni politiche battendo la volontà dei 14 milioni di italiani che, invece, misero la croce sul nome di Veltroni, leader del Pd.
Per l’ex sindaco di Roma ed ex segretario dei Ds il tempo sembra essersi fermato quando chiede di ripartire da quel voto, da quella sconfitta. Certo non ignora, e lo denuncia apertamente e con chiarezza, i danni causati da Berlusconi e dal berlusconismo al Paese. Ma, dietro il suo augurarsi un’estinzione rapida del fenomeno - come si trattasse di un virus e non del risultato di un blocco sociale e politico costruito con Confindustria e gerarchie vaticane e aiutato da un finto bipolarismo – s’intravvedono le nebbie che avvolgono il suo punto di partenza originario: la pretesa, cioè, di voler insistere sull’errore orginiario: “non per mettere la pietra al collo al bipolarismo e riportare l’orologio ai giorni in cui pochi leader decidevano vita e morte dei governi”, spiega l’ex candidato premier del Pd.
Per Veltroni, dunque, la politica fatta di alleanze tra diversi soggetti rappresenterebbe una semplice ammucchiata, una “santa alleanza” difensiva che uscirebbe sicuramente sconfitta dal voto e dal confronto con la destra. Si ripropone - nella lettera che Veltroni ha scritto al Corriere annunciando la sua ridiscesa in campo – la suicida vocazione maggioritaria del Pd (e la sua delimitazione a sinistra, così Follini e Fioroni sono contenti) che non potrà risultare mai vincente specialmente se collegarta a una esagerata fiducia nel sistema bipolare. Lo stesso sistema che, grazie a una legge elettorale funzionale alla destra, permette a una quasi maggioranza di maramaldeggiare in Parlamento. E che ha cancellato milioni di voti – come quelli andati alla sinistra e ai comunisti – rimasti privi di rappresentanza.
Veltroni non spiega perché quel modello, sconfitto nel 2008, debba essere riproposto oggi dal centro sinistra – anzi, dal Pd – in un quadro molto più drammatico per la democrazia italiana. Sembra che Veltroni chieda al Paese di voltare da solo la pagina del berlusconismo. Ignorando la politica delle alleanze. In questo senso, non bastano i suoi anatemi lanciati contro il riemergere del “partitismo” e l’illusione che senza Berlusconi in Italia “potremmo finalmente avere un vero bipolarismo, schieramenti fondati sulla comunanza di valori e dei progetti, capaci di riconoscersi e legittimarsi reciprocamente”.
Le solite belle parole che fanno parte dell’immaginario veltroniano , figurine di un libro dei sogni. Per questi motivi il Pd, il suo Pd a differenza di quello bersaniano, si è sciolto come neve al sole del berlusconismo e ha rafforzato Di Pietro: un partito di burro, in difficoltà nel fare e nel concepire l’opposizione, debole e impaurito. Contro una destra aggressiva come quella italiana sarebbe servito ben altro.












