Sono il primo frutto dell’onda lunga elettorale berlusconiana, i figli della stagione del regime nascente, i proconsoli di Arcore. Parliamo di Gianni Chiodi e Ugo Cappellacci, i due gregari scelti e fatti eleggere dal padrone dagli elettori abruzzesi e sardi alla guida delle due regioni, sfruttando la micidiale potenza di fuoco di giornali e, specialmente, tv amiche (grazie anche ai molti e letali errori del centro sinistra).
Perché parliamo dei gemelli perversi? Perché in questi delicati frangenti per la vita nazionale si capisce il motivo della loro candidatura ed elezione.
Prendiamo Chiodi, personaggio modesto e gaffeur imbarazzante che si presentò alle elezioni come Achille Lauro. Solo che, invece di offrire la scarpa destra o il pacco di pasta, propose colloqui per assunzioni.
E Cappellacci? Il figlio del commercialista di Berlusconi è stato imposto dal premier ai suoi alleati per dimostrare che lui sarebbe stato capace di fare eleggere chiunque. Ma proprio chiunque. Proponeva una Sardegna “che ride” contrapposta al troppo serio e rigoroso Soru. Vinse capeggiando un comitato politico-edilizio e i sardi ne sono già pentiti.
Ma è su alcune questioni importanti che si è capito perché Berlusconi abbia scelto persone senza forza e personalità, yes man disossati. I
Il terremoto in Abruzzo è stato il palcoscenico del dolore scelto dal premier. Ma di Chiodi non si è mai avvertita né la presenza e ne l’utilità. Quando i riflettori delle tv amiche si sono spente, ecco che la crudele beffa del decreto stava per uccidere gli abruzzesi per la seconda volta.
Chi si è impegnato dunque e si è battuto per cambiare il decreto, chiedere i fondi e perorare la causa dei terremotati’ Non Chiodi, pronto a giustificare qualsiasi atto del governo, ma Stefania Pezzopane presidente della provincia e Cialente sindaco dell’Aquila che vivono con i loro concittadini traditi.
Veniamo alla Sardegna. Nelle prima settimane della reggenza di Cappellaci è successo di tutto. Il premier si è subito rimangiato tutte le promesse cancellando i fondi per la costruzione della strada Sassari-Olbia e per la bonifica dei terreni delle arree industriali. Poi è stato in silenzio quando hanno chiuso i battenti alcune grandi aziende. E la Sardegna è stata anche tagliata fuori dal tavolo della chimica. Cappellacci non ne sapeva niente ed è stato sempre avvertito a cose fatte. Per i sardi, come si dice, è la paga del bue domato.
Ma il “governatore” non aveva ancora visto il meglio del film, la scena madre. Da un giorno all’altro gli hanno sfilato da sotto il naso il G8 della Maddalena lasciando basiti tutti i sardi per tanta protervia. Opere già avviate si sono fermate, finanziamenti sono spariti e vengono dirottati altrove, centinaia di posti di lavoro si sono persi. Un autentico disastro. Se ci fosse stato, non dico Soru ma qualsiasi altro esponente politico custode dell’autonomia e della dignità, sarebbe successo di tutto. Così invece non è avvenuto.
Il figlio del commercialista di Berlusconi ha balbettatto e versato qualche lacrimuccia. In attesa di giustificare un’altra tegola micidiale in arrivo: il sospetto che la Sardegna possa essere scelta per i giochini nucleari del governo. Lui nega ma il sospetto resta.
Queste poche note per spiegare che se passa la “riforma istituzionale” pensata da Berlusconi e soci, il parlamento non sarà eletto ma nominato a propria immagine e somiglianza: nani, ballerine, pregiudicati e incapaci. Proprio come questi due.












