“… e poi più in generale da parte della ricerca storica recente l’ambiguità e la doppiezza del Pci e anche il fallimento politico e ideale di Berlinguer sono analizzati…”. Questa frase è estrapolata da un ragionamento (si fa per dire) di Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl a proposito della commemorazione di Enrico Berlinguer svolta da Dario Franceschini in occasione del 25 esimo anniversario della morte del leader comunista.
Sono quelle poche paroline ad avermi impressionato: fallimento politico e ideale di Berlinguer. Ora che un cameriere di Berlusconi voglia rimettere in discussione la figura dello scomparso segretario del Pci, una delle figure più amate e apprezzate della politica italiana, è già di per se un paradosso crudele, un atto cntro natura.
Che poi, sia proprio Fabrizio Cicchitto a farlo, appare un fatto davvero ai limiti della decenza. Proprio il capogruppo del Pdl, infatti, è uno dei più noti voltagabbana insieme a Sandro Bondi. Entrambi sono passati dalla sinistra alla destra folgorati sulla via di Arcore.
Cicchitto dovrebbe essere più prudente. Parla per lui l’adesione alla loggia P2 (fascicolo 945, tessera 2232, data di affiliazione 12 dicembre 1980). Allora era socialista “di sinistra”, parlava di Cia e Kgb, ma non esitò a bussare alla porta di Gelli.
Un socialista che chiede l’affiliazione alla loggia massonica che voleva rovesciare la Repubblica democratica non è un socialista. E’ una brutta persona. Anche perché di Gelli nel dicembre 1980 già si sapevano molte cose, e tutte pessime.
Cicchitto fu estromesso dal Psi ma poi riabilitato dal solito Bettino Craxi. Il passaggio dall’uomo di Hammamet a quello di Arcore (anche lui piduista) è stato naturale. Gli diamo anche atto che anticomunista era prima, anticomunista è rimasto.
Ma come molti craxiani e berlusconiani, allergici alla questione morale sulla quale Berlinguer si spese sino all’ultimo. Dunque Cicchitto parli di tutto, per carità. Ma non di Berlinguer. E’ davvero insopportabile.












