Caro Ancelotti,
non sono milanista e mi occupo a giuste dosi di calcio senza supporre di capirne più di altri. Tuttavia le scrivo ugualmente per esprimerle la mia piena solidarietà . Lei sta per essere licenziato dal Milan dal padrone d’Italia e questo fatto mi dispiace sinceramente.
Le dirò: mio figlio Michele che è un tifoso rossonero mi ha sempre chiesto perché io non avessi in simpatia la sua squadra. La mia risposta è sempre stata piuttosto prevedibile: mai stato un sostenitore del Milan, nemmeno durante l’infanzia e, specialmente, ora in anni di dominio berlusconiano. Non mi è mai piaciuta quella vocazione totalizzante, aziendale, fantozziana della società milanese, una sorta di comitato elettorale, di simbolo luccicante della potenza del padrone.
Lui, mio figlio, mi ha sempre risposto: che c’entra pà, non essere fazioso. Ma non è riuscito a convincermi a lasciare la mia scalcagnata Torres (che quest’anno ha disputato il campionato di Promozione dopo una quadrupla retrocessione per non so quale disastro amministrativo) e ad abbracciare la “fede” rossonera.
Però a mio figlio gli ho sempre detto onestamente: Michè, avete solo una cosa buona oltre a Seedorf e Kakà, il vostro allenatore. Non sono in grado di valutare le sue scelte tattiche, la sua visione strategica e i moduli di gioco, però lei mi è simpatico. Mi piace quel suo sorriso triste e mai dispensato con leggerezza, quella calma che raramente si spezza, quella apparente fragilità che nasconde la forza dei figli della provincia reggiana. Solide teste quadre.
Uno come lei al Milan è come un marziano. E quando il premier barzellettiere quest’anno lo ha gratificato con l’invasione degli ultracorpi circondandola di prime donne, di giocatori-glamour, di figurine trisvalide lei, probabilmente, ha capito che il padrone non si sarebbe accontentato meno dello scudetto. Oppure lo avrebbe cacciato.
Per carità richiesta legittima anche per strappare il primato a quell’antipatico salazarista dell’interista Mou, perché Berlusconi non vuole essere secondo (figuriamoci terzo) a nessuno, tantomeno a Moratti che è anche di sinistra.
Caro Carlo, adesso lo statista della Brianza le sta chiedendo il conto. Tra un aperitivo e l’altro a Sharm ha detto che è tutta colpa sua se avete pareggiato con la Juventus e se perderete lo scudetto. Ha anche detto, alzando il calice, che doveva far giocare chi decideva lui e cioè il sorridente Ronaldinho e far esibire, per il palato di San Siro, i palleggiatori che lui aveva comprato.
Insomma, voleva il bis dopo le vittoriose elezioni e la nascita del partito personale.
Non se ne faccia un cruccio, lei ha vinto abbastanza per essere soddisfatto. In fondo ha resistito per tanti anni nello stesso ambiente di Galliani e ha acquisito potenti anticorpi. Il padrone le ha dato pubblicamente il benservito, ormai è abituato così. Ha risposto alla (ex) moglie Veronica dai complici divanetti di Porta a Porta e a lei, mister, ha riservato un trattamento meno formale.
Secondo me è convinto che lei, scarsamente portato all'entusiasmo orgasmico tipico della satrapia arcoriana, sia in realtà una quinta colonna di Franceschini o Diliberto. Tutto è possibile, non lo escluda. Praticamente sta facendo la fine di Mentana, cacciato prima dal TG5 e poi da Matrix.
Non perderà voti nemmeno in questo caso, ma per favore Carletto, reagisca da testa quadra: sorrida amaro come chi vede lontano e non si perda d’animo, non gli dia soddisfazione. Anzi se può gli risponda a muso duro, ma senza perdere la calma.
L’unica cosa antipatica che potrà capitarle, appena entrerà nel cono d’ombra, e il Principale gli sguinzaglierà i rottweiler, sarà di essere effigiato nudo sulla prima pagina di Libero.












