Povero Alemanno, inseguito dal proprio passato. Il giorno della sua ascesa al Campidoglio fu salutato da una selva di saluti romani che festeggiavano la riconquista di Roma. Durante una trasmissione televisiva, l’intervistatrice Daria Bignardi gli chiese di mostrare la sua croce celtica nazista che porta sempre al collo.
Il sindaco di Roma ha inoltre collezionato una serie di dichiarazioni imbarazzanti e contraddittorie sul fascismo. Insomma, per il genero di Pino Rauti, la lingua batte dove il dente duole. Il richiamo della foresta è ancora troppo forte per un uomo dal suo passato di fascista. E’ difficile liberarsene.
E così, alla fine di agosto, ha nominato il nuovo amministratore delegato dell’Ama, l’azienda che a Roma di occupa dei rifiuti. La scelta non è stata fatta a caso, scegliendo per meriti, ma è caduta su tal Stefano Andrini. Di chi si tratta? Di un ex naziskin che, al momento di presentare il curriculum necessario per la nomina avrebbe dovuto mettere in fila anche questi dati: condanna a 4 anni e 8 mesi per tentato omicidio, una ventennale militanza tra i naziskin romani, un’aggressione a colpi di spranga con il fratello ai danni di due ragazzi finiti in coma. Inoltre il camerata Andrini ha partecipato in modo attivo e convinto alle celebrazioni di Rudolf Hesse, il delfino di Hitler, nella città tedesca di Wunsiedel.
Il camerata Andrini pare che si sia indignato. Cose vecchie, avrebbe detto, negando disperatamente e giurando che lui essendo stato iscritto alla fu An si è già lavato con l’acqua di Fiuggi. Ora, dichiara sereno, si riconosce nel Pdl di Berlusconi e La Russa. Non avevamo dubbi.
L’Unità è andata a ripescare un’agenzia Ansa del 1994 che racconta una delle imprese del nostro camerata scelto da Alemanno, ineffabile sindaco di una città come Roma, medaglia d’oro alla Resistenza: “Gli inquierenti – scriveva l’agenzia – hanno ricordato che Andrini, ritenuto vicino agli ambienti dei nazi-skin aderenti a Movimento Politico, era stato condannato a 4 anni di reclusione per aver partecipato il 10 giugno 1989 all’aggressione di due ragazzi davanti ad un cinema in piazza Caprinica, al centro di Roma”.
Questo è il camerata scelto da Alemanno. Una vergogna per l’Italia onesta e democratica. Una medaglia evidentemente per quella di Berlusconi e dei neofascisti.
Ps: prima delle elezioni comunali di Roma, Mario Capanna, indimenticato leader del Movimento della Statale di Milano, se ne uscì con una dichiarazione di appoggio implicito ad Alemanno. Va bene che il centro sinistra presentava Rutelli, ma non era certo una giustificazione. Il compagno Capanna, ora che ha lasciato la politica attiva e si dedica alla bio agricoltura, ha qualcosa da dire? O pensava che Alemanno avrebbe difeso pomodori e zucchine?












