SKY sbarcherà sul digitale terrestre. Gratuitamente. Sia nel senso che sarà obbligato a far vedere i suoi programmi senza far pagare, sia che si presenterà all'asta pubblica per avere le frequenze necessarie e potrà averle in affidamento basandosi sulla sua forza economica e la sua capacità di acquisire programmi premium sul mercato.
Come molti di noi paventavano, il passaggio al digitale si chiuderà con il rafforzamento della concentrazione delle frequenze e con un aumento dei processi di omologazione delle tipologie di contenuti disponibili. Sarà sufficiente analizzare la distribuzione del numero dei canali analogici tra soggetti per verificare il primo punto. Dieci anni fa esistevano 7 canali nazionali e 700 Tv locali.
Un'articolazione del panorama che faceva dire, nel mondo, che il livello di concentrazione di 3 canali in un unico soggetto privato rappresentava una anomalia insostenibile. Al termine del passaggio del sistema al digitale esisteranno non può 3 soggetti nazionali come in precedenza (2+1 dovremmo dire in realtà per la dimensione di LA7, bensì 4 soggetti nazionali. La novità è rappresentata proprio dall'arrivo del gruppo di Rupert Murdoch nell'olimpo della televisione terreste. Il punto è che il numero dei canali a disposizione dei 4 soggetti a chiusura del processo di transizione sarà decine di canali con una totale marginalizzazione dell'emittenza locale che rischia la totale emarginazione se non la chiusura.
Potevamo utilizzare il passaggio al digitale per aumentare il pluralismo, alla fine sarà aumentata la concentrazione in poche mani della proprietà ei fondamentali canali televisivi a disposizione. Questo punto rimanda al secondo. In pochissimo tempo il modello di televisione si omologa definitivamente a quello commerciale. In questo terreno valgono solo le gestioni dei contenuti premium. Chi gestisce da una parte il Campionato di Calcio, Olimpiadi, Mondiali e Europei, e dall'altro Film, Telefilm e Fiction di prima visione conquista una centralità unica e insostituibile.
Mediaset e Sky si sfidano davanti ai tribunali per la gestione delle frequenze. Il gruppo del Premier stenta a farsi una ragione dell'esistenza di un concorrente industriale sul settore che controlla in termini monopolistici da oltre 25 anni. Non comprende che la difesa del proprio fortino non ha retto e non accetta psicologicamente il nuovo scenario. La RAI sembra non calcolare l'impatto del nuovo scenario in cui la PayTV a prezzi stracciati cambierà definitivamente il modello di consumo televisivo.
Dentro tutta questa trasformazione, c'è spazio anche per un accordo commerciale sui fil del prossimo triennio (i famosi contenuti premium. Il gruppo SKY ha acquistato ad una cifra stratosferica proprio dal gruppo Mediaset oltre 100 titoli per rimpinguare la propria offerta televisiva satellitare che avverrà proprio negli stessi periodi commerciali.
L'omologazione della moltiplicazione dei canali è servita sui nostri telecomandi.
Sergio Bellucci da www.paneacqua.eu






























