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Quella notte che venne tentato il colpo di Stato. Un romanzo che aiuta a capire

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golpe-1«Golpe»: il titolo che Vindice Lecis ha scelto per il suo ultimo romanzo. Un termine carico di tensione che riporta a quella misteriosa notte del 7 dicembre 1970, in cui l'estremista di destra Junio Valerio Borghese fece scattare il suo folle tentativo di colpo di Stato. Una pagina oscura della storia della Repubblica che l'autore ha scelto per far rivivere personaggi e luoghi della provincia italiana di 40 anni fa.

Con questo racconto Lecis, giornalista del gruppo L'Espresso, conferma la sua grande dedizione per la storia contemporanea. Ancora una volta, però, l'autore sceglie di accostarsi ai temi della storia recente servendosi non soltanto dell'interesse dello storico, ma aggiungendoci la fantasia dello scrittore e la capacità descrittiva del giornalista: un meccanismo di regia che, insieme alla sua militanza, gli permette di accendere più riflettori sulle pagine oscure che compongono la "notte della Repubblica".

Il libro è stato presentato anche a Sassari nella sede dell'associazione Intregu dall'autore insieme con il deputato del Pd Guido Melis, il segretario della Camera del Lavoro di Sassari Antonio Rudas e il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau: tutti entusiasti per un lavoro in cui non mancano i riferimenti (storici e romanzati) a una Sassari militante e comunista, allarmata dai rischi di un colpo di Stato fiancheggiato dagli Usa per contrastare l'avanzata del Pci. Nel libro si riconoscono alcuni personaggi delle lotte di quegli anni, come Salvatore Lorelli e Nino Manca.

Protagonista del racconto è ancora una volta, Antonio Sanna, personaggio di fantasia, funzionario dell'Ufficio quadri del Pci che si occupa per il partito di "affari riservati". Un uomo abituato ad affrontare le difficoltà, ("rivoluzionario di professione" lo definisce l'autore ispirandosi, forse, alla figura di Luigi Polano), che all'improvviso si trova a dover compiere una missione delicata, la più difficile: allertare le strutture comuniste e invitarle alla vigilanza contro il possibile golpe. Qualcuno, infatti, ha avvisato i vertici del più grande partito comunista dell'Occidente che qualcosa di grave sta per accadere. Sanna incontra i quadri periferici del Pci, dall'Emilia alla Sardegna.

A Sassari e Porto Torres, in particolare, trova una situazione incandescente, in cui si sentono ancora gli echi delle proteste del'68 e i timori delle prime ritorsioni sui lavoratori, come i licenziamenti di massa alla Sir. Un clima pesante che si fece sentire soprattutto nelle sezioni periferiche del Pci e nelle sedi della Cgil, allora collegate al partito dalla famosa "cinghia di trasmissione".

«In Emilia Romagna - ha spiegato Lecis - nel 1970 furono installate delle sirene nelle sedi del partito per allarmare la popolazione e anche qui a Sassari avvennero trasferimenti improvvisi dell'archivio degli iscritti del Pci per evitare che cadessero in mani sbagliate».

Il colpo di Stato partì, a sorpresa, il 7 dicembre: si mossero autocolonne cariche di armati, ci fu un'irruzione al ministero dell'Interno e si preparò il rapimento del presidente della Repubblica Saragat.

Ma, all'ultimo momento, la sollevazione di militari e neofascisti viene bloccata da una misteriosa telefonata. Un mistero nel mistero che ora, grazie al racconto di Lecis, torna a far parte dell'attualità.


Michele Spanu dalla Nuova Sardegna

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