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Le elezioni del Quarantotto, uno scontro di civiltà che pesa ancora nell'Italia di oggi

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democristiana-1Le elezioni del 18 aprile 1948 sono le prime condotte all’insegna dello “scontro di civiltà” (comunismo-anticomunismo, Usa-Urss etc) con l’intervento massiccio e diretto del Vaticano e del Papa, in prima persona, e del presidente degli Stati Uniti.

 

Costi quel che costi” avverte Alcide De Gasperi  invitando gli elettori cattolici a votare per la Dc. Quel “costi quel che costi” rappresenta bene il clima dell’epoca, una netta linea di demarcazione, una chiamata alle armi che contiene, però, echi sinistri.

E’ uno dei tanti aspetti della campagna elettorale del 18 aprile. Gli altri sono ben più pesanti e segnano la fine dell’unità antifascista e la battaglia frontale contro il Pci condizionando con i loro sviluppi tutto lo svolgimento della cosiddetta prima repubblica.

Fatti, situazioni, discorsi, tecniche di propaganda, manifesti: quel ribollente calderone dell’Aprile 1948 è raccontato in un libretto di  Edoardo Novelli “Le elezioni del Quarantotto” (Donzelli, 2008) uscito in occasione del sessantesimo di quelle consultazioni con un’angolo visuale legato alle novità delle tecniche di propaganda, quasi una guerra psicologica..

Il prologo di Novelli, ( e non può essere altrimenti), è il viaggio di De Gasperi a Washington. Quando  l’uomo politico trentino rientra a Roma, nel gennaio del 1947, porta alcune decisioni assunte dal potente alleato americano. Il presidente Truman consegna al leader democristiano (che è  ancora a capo di un governo di unità antifascista con comunisti e socialisti) 50 milioni di dollari per la collaborazione offerta dall’Italia alle truppe americane stanziate sulla penisola.

Si tratta del Piano Marshall concepito come  un “ritorno all’ordine” all’interno del blocco occidentale. Per Palmiro Togliatti (al VI congresso del Pci il 19 gennaio 1948) piuttosto “una minaccia per lo sviluppo autonomo della nostra industria, della nostra economia, dei nostri scambi internazionali”. In pratica l’Italia vista come appendice ad una “potenza imperialistica”.

Il piano Marshall diventa, scrive Novelli nel suo libro, “un eccezionale argomento propagandistico”. La Dc lo sfrutterà in filmati, volantini, manifesti e processioni religiose: la farina americana val bene un’alleanza di ferro.

L’altra faccia della medaglia del Piano è la cacciata di Pci e Psi dal governo del Paese sostituito con un esecutivo (il quarto guidato da De Gasperi) formato da Dc e Pli ai quali si aggiunsero successivamente socialdemocratici e repubblicani. Nel maggio del 1947 nasce così la lunga stagione del centrismo che sarebbe durata sino agli inizi degli Anni sessanta, superata dal centro-sinistra.

In un Paese che è comunque riuscito, nonostante le livide avvisaglie della Guerra Fredda, a scrivere una Costituzione dove tutte le forze antifasciste si riconoscono (e che resta un ineguagliato esempio di lungimiranza e modernità nell’Europa), la battaglia elettorale del 1948 esplode come una sorta di guerra di religione. E, infatti, Chiesa e Vaticano, utilizzando i Comitati civici di Gedda, forniscono un potentissimo e decisivo contributo alla vittoria della Dc.

Lo scontro vede da una parte la Dc e formazioni come il Blocco nazionale e Unità socialista (gli scissionisti saragattiani dal Psi), dall’altra il Fronte democratico popolare. E’ la prima campagna elettorale moderna. Con strategie di propaganda innovative. Manifesti, opuscoli, riviste, film, comizi ovunque, utilizzo della radiofonia.

La Dc utilizza i Comitati civici di Gedda che sono i più aggressivi nella battaglia anticomunista. In prima fila contro l’astensionismo, riusciranno a mobilitare le masse cattoliche (anche con grande astuzia e fantasia) a dettare l’agenda della campagna elettorale. E’ la prima semplificazione propagandistica della stoia repubblicana.

Il Fronte democratico popolare si presenta con la faccia di Garibaldi, mito fondativo dell’Italia democratica e repubblicana. Lancia nella campagna un esercito di militanti del Pci e del Psi (che insieme hanno 2 milioni 100 mila iscritticon diecimila sezioni). I temi della campagna elettorale batono sulla repressione poliziesca, sull’asservimento del governo agli Usa, sui pericoli di un ritorno al fascismo. Togliatti e Nenni non si risparmiano nei comizi in tutta Italia e il clima è quello, tante volte descritto, di piazze piene ed esultanti.

Dall’altra parte, però, ci sono le processioni religiose utilizzate come testimonial elettorali. Ma non solo. Scrive Novelli. “La propaganda a favore del piano Marshall trova immagini di grande effetto: lo sfilatino di pane, il carico di aiuti a stelle e strisce, le lance protese contro la fame, rivoluzione ed epidemia. Dall’altra parte si risponde con meno immagini – il carico di aiuti sfondato, il grammofono de La voce del padrone – e l’idea di un’Italia serva e al soldo dell’America”.

La Dc, oltre ai temi tradizionali, parla dunque alla pancia. E con tempismo Truman firma il 3 aprile l’avvio operativo del piano Marshall che viene ratificato dai paesi che ne beneficiano due giorni prima del voto. Il risultato del 18 aprile 1948 è clamoroso. La Dc sfiora la maggioranza assoluta (48,5%) con una crescita di tredici punti sul 1946. Delude il Fronte popolare che si ferma al 31%, otto punti in meno del voto per l’assemblea costituente di Pci e Psi.

Comincia così il centrismo con la Dc che, elevando a guerra di civiltà l’anticomunismo lo fa diventare un terreno di convergenza con altre forze minori. Il centrismo, con il suo carico di repressione, di clericalismo, di riduzione degli spazi democratici punta infatti a negare legittimità politica al Pci, “al non riconoscimento della sua cittadinanza democratica”.

E il centrismo in Italia comincia proprio così: con i tre colpi di pistola sparati a Togliatti da parte di uno studente siciliano il 14 luglio 1948.

Edoardo Novelli , Le elezioni del Quarantotto, Donzelli editore. (pagine 189, 16 euro)

 

 

 

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