Si esce dalla sala cinematografica con un senso di rabbia e di impotenza. E con una domanda che ti ronza nel cervello: siamo davvero diventati così? E’ questa l’Italia di oggi? Videocrazy, il docu-film di Erik Gandini racconta in modo impietoso la trasformazione del Bel Paese in un reality permanente, in un gigantesco palinsesto. Dove, appunto, l’importante è apparire.
Se Berlusconi ha vinto, lo ha fatto prima di tutto nella testa della gente. Elettori trasformati in pubblico. Veline diventate giganti del pensiero. Show girl da calendario nominate ministro delle pari opportunità. Il tutto mescolato in un’orrenda melassa dove culi e tette sono frullati insieme ai peggiori stereotipi del sessismo, della furbizia, dell’arricchimento facile e alla portata di tutti. Dell’impunità legalizzata. Il corpo come merce di scambio e come potente chiave per accedere nel regno dell’impossibile: la tv.
Nei giorni scorsi, in uno dei suoi deliranti soliloqui, Berlusconi ha detto: piaccio alla gente perché desidera identificare in me. La ricerca del successo, il disfacimento dei valori fondanti repubblicani, la normalità nel piegare leggi generali a proprio vantaggio sono i tratti distintivi del quindicennio berlusconiano in politica. Una “discesa in campo” preparata meticolosamente studiando fondali azzurri, scegliendo ballerine, imponendo inquadrature, raccontando un’Italia inesistente, una fiaba dove al centro c’è lui, il grande fratello, l’imprenditore che ha cominciato cantando sulle navi da crociera.
Gandini, giovane regista italiano che ora vive in Svezia, guarda il suo paese di nascita con occhi increduli e stupefatti. Lo racconta con un vortice di immagini dove passano le creature prodotte dal Presidente e che a lui devono tutto. La figura tragica del giovane operaio che si riduce a macchietta pur di apparire in tv e che si accontenta di fare il figurante del pubblico delle trasmissioni Mediaset.
La lombrichesca immagine di Lele Mora, il grande burattinaio, che tira le fila di un sottobosco di spettacolo fatto di tronisti e improbabili artisti. Vestito di bianco, nella sua bianca villa della Costa Smeralda, dimostra un animo nero confessando la sua ammirazione per Mussolini e facendo ascoltare con orgoglio le suonerie del cellulare con inni fascisti.
Poi c’è il Peggiore, il “fotografo” Corona, la dimostrazione di come il sonno della ragione genera mostri. L’uomo che si definisce il Robin Hood moderno perché toglie ai ricchi per dare a se stesso. Che ammira Berlusconi come modello imprenditoriale. Che vive di comparsate nelle discoteche distillando affermazione del tipo: bisogna prendere il potere e farsi i cazzi propri. Un uomo che per non pubblicare foto compromettenti di vip o presunti tali, chiede una sua sostanziosa ricompensa.
Soldi facili, ignoranza, cinismo, crudeltà, mancanza di valori e di senso civico. Non sono boy-scout i protagonisti del reality Italia ma funzionari del consenso berlusconiano. Gandini ce li fa vedere girando con la telecamera nei corridoi del Grande fratello o scrutando i volti degli infimi vassalli di Olbia che accolgono Silvio come si accoglieva un tempo l’imperatore.
In Videocrazy, purtroppo, non passano le immagini dell’altra Italia. Quella che ancora resiste e che non vuole assomigliare a Lele Mora o al tatuato Corona. Ma ora sorge un dubbio atroce: quell’Italia c’è ancora? Esiste ma non è a favore di telecamera, non fa audience la sua rappresentazione sulle tv del presidente e di quelle che controlla.
































